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Cultura Innovazione Sostenibilità

Certificazione Volontaria

Le certificazioni volontarie di sostenibilità sono attestazioni rilasciate da organismi terzi accreditati che confermano l’impegno di un’organizzazione verso la sostenibilità, senza che siano richieste dalla legge per operare nel proprio settore. Queste certificazioni, spesso basate su standard internazionali, valutano l’impatto ambientale, sociale ed economico di un’azienda o di un prodotto

Questa tipologia di attestazioni può essere suddivisa essenzialmente in due “macrogruppi”:

  • standard di prodotto/servizio/processo o di organizzazione/sistema;
  • norme tecniche internazionali o nazionali ad adesione volontaria (perlopiù “sistemi di gestione”).

Di seguito sono raccolti e descritti alcuni schemi di certificazioni volontarie, dando evidenza in primo luogo a quelli che, nell’osservazione empirica, vengono più o meno diffusamente adottati anche da operatori inseriti nei circuiti agroalimentari della qualità regolamentata DOP-IGP.

Standard di prodotto-servizio-processo e/o di organizzazione-sistema

  1. BRCGS FOOD
  • Aree di impatto: sicurezza alimentare, export.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: il BRCGS Global Standard Food Safety, adottato da oltre 22.000 siti in più di 130 paesi, è uno standard accettato dai principali marchi e retailer globali e si è evoluto costantemente per tutelare il consumatore. È stato il primo standard relativo alla sicurezza alimentare riconosciuto dal Global Food Safety Initiative (GFSI) – un’iniziativa internazionale il cui scopo principale è quello di rafforzare e promuovere la sicurezza alimentare lungo tutta la catena di fornitura – e ad aver contribuito a definire le frodi alimentari e a ridurre gli oneri di audit attraverso moduli aggiuntivi. Sviluppato con il contributo dell’industria, lo standard fornisce un quadro per gestire la sicurezza, l’integrità, la legalità e la qualità dei prodotti, nonché i controlli operativi su questi aspetti nel settore della produzione, lavorazione e confezionamento di alimenti e ingredienti alimentari. La certificazione BRCGS è diventata requisito necessario per poter esportare i propri prodotti, ed è uno strumento di garanzia riconosciuto circa l’affidabilità aziendale. Le organizzazioni che operano secondo i parametri stabiliti da BRCGS migliorano la sicurezza alimentare, l’efficienza operativa, la crescita commerciale, la redditività e l’innovazione su larga scala.
  • Cosa attesta la certificazione: lo standard si applica alle aziende alimentari di trasformazione e preparazione ed individua gli specifici elementi di un sistema di gestione focalizzato sulla qualità e sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti, che prende come riferimento per la pianificazione e implementazione la metodologia HACCP. I principali elementi sono: adozione delle buone pratiche di riferimento; adozione di un sistema HACCP; adozione di un sistema di gestione per la qualità documentato; controllo degli standard per gli ambienti di lavoro, per il prodotto, per il processo e per il personale; esistenza di appropriate specifiche per: materie prime (compresi i materiali di confezionamento), prodotto finito, prodotti intermedi/semilavorati (dove richiesto), monitoraggio dei fornitori, posizionamento del sito, l’accumulo, la raccolta e l’eliminazione del materiale di rifiuto, standard igienici e di organizzazione per il personale, controllo di processo. L’iter di certificazione prevede: un audit di certificazione con emissione finale del certificato a seguito di chiusura delle non conformità; un audit di ri-certificazione, annuale o semestrale in funzione del grado ottenuto nel precedente audit, con emissione finale del certificato a seguito di chiusura delle non conformità. Gli audit di ri-certificazione vengono effettuati in forma annunciata o non annunciata secondo gli obblighi previsti dallo standard. Il rapporto finale di audit ed il certificato sono caricati nel database di BRCGS a cura di dell’OdC e a disposizione dell’Organizzazione che può accedere al database con le proprie credenziali.
  • Contributi alla sostenibilità: lo standard BRCGS consente ai soggetti certificati di essere percepiti come fornitori affidabili nell’ambito delle catene di approvvigionamento. Risponde inoltre alle esigenze di garanzia dei consumatori e dimostra l’adozione delle migliori pratiche del settore incoraggiando lo sviluppo di una cultura della sicurezza dei prodotti. Consente infine di ridurre i margini di errore e di apportare miglioramenti continui, potenziando l’analisi delle cause principali e i requisiti di audit interno.
  1. IFS FOOD
  • Aree di impatto: sicurezza alimentare, export.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: l’IFS Food è uno standard di prodotto e processo per valutare la capacità di un produttore alimentare di produrre prodotti sicuri, autentici e di qualità in conformità ai requisiti legali e alle specifiche del cliente. Supporta le aziende nel soddisfare le crescenti richieste di trasparenza e tracciabilità del mercato e contribuisce a migliorare l’integrità dei prodotti e ad aumentare l’efficienza. La certificazione IFS offre diversi vantaggi per le aziende alimentari: consente di aumentare le vendite, di ridurre i costi operativi, spinge al miglioramento continuo, consente di valutare i rischi individuali, permette soluzioni su misura. Lo standard IFS Food costituisce un modello riconosciuto, sia in Europa che nel resto del mondo, da retailer internazionali. E’ uno degli standard relativi alla sicurezza alimentare riconosciuto dal Global Food Safety Initiative (GFSI), un’iniziativa internazionale, il cui scopo principale è quello di rafforzare e promuovere la sicurezza alimentare lungo tutta la catena di fornitura.
  • Cosa attesta la certificazione: lo standard si applica alle aziende alimentari che forniscono prodotti food a marchio dei retailer. Individua gli specifici elementi di un sistema di gestione focalizzato sulla qualità e sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti, che prende come riferimento per la pianificazione e implementazione la metodologia HACCP. I principali elementi sono: adozione delle buone pratiche di riferimento; adozione di un sistema HACCP; adozione di un sistema di gestione per la qualità documentato; controllo di standard per gli ambienti di lavoro, per il prodotto, per il processo e per il personale; esistenza di appropriate specifiche per: materie prime (compresi i materiali di confezionamento), prodotto finito, prodotti intermedi/semilavorati (dove richiesto), monitoraggio dei fornitori, posizionamento del sito, l’accumulo, la raccolta e l’eliminazione del materiale di rifiuto, standard igienici e di organizzazione per il personale, controllo di processo. La certificazione IFS è una certificazione di prodotto e di processo. Pertanto, la parte principale di questo processo di certificazione consiste nell’audit IFS. L’auditor utilizza una checklist per valutare le aziende sottoposte a verifica determinando il livello di conformità dei processi e dei prodotti.
  • Contributi alla sostenibilità: l’adesione allo standard consente alle aziende di apportare migliorìe ai processi produttivi con benefici sui costi aziendali, ottenendo da un lato prodotti più sicuri e autentici, dall’altro qualitativamente più elevati e maggiormente apprezzati dal mercato.
  1. GLOBALG.A.P.
  • Aree di impatto: buone pratiche agricole (ambiente e sicurezza alimentare).
  • Obiettivi/Finalità dello schema: Gli standard GLOBALG.AP sono progettati per promuovere l’adozione globale di pratiche agricole (Good Agricultural Practice, G.A.P.) più responsabili. Gli standard e i moduli aggiuntivi richiedono requisiti solidi ma realistici per gli agricoltori, che promuovono una transizione globale verso pratiche agricole responsabili in agricoltura, floricoltura e acquacoltura. Riconoscendo l’agricoltura responsabile un percorso, il portafoglio flessibile di standard a disposizione mira a integrare le azioni di sostenibilità attraverso soluzioni intelligenti, accessibili e lungimiranti. Ciò consente ai produttori di dimostrare i propri processi di produzione responsabili nel presente, tenendo conto anche delle esigenze future attraverso l’utilizzo di metriche e dati aziendali, nonché di piani di miglioramento continuo a livello aziendale. Il protocollo è stato creato dall’Eurep (Euro-Retailer Produce Working Group), che unisce alcune tra le più importanti catene commerciali europee, al fine di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza alimentare e di rispetto dell’ambiente. La possibilità di rispondere alle richieste provenienti dai clienti europei, che sempre più richiedono l’adozione di standard internazionali, è dunque annoverabile tra i vantaggi offerti dallo schema; esso può pertanto rappresentare uno strumento di vantaggio competitivo, soprattutto nelle relazioni Business to Business.
  • Cosa attesta la certificazione: il protocollo prevede la gestione di requisitirelativi a: rintracciabilità; aspetti ambientali (storia e gestione dei siti, gestione del terreno e dei rifiuti); prodotto (fitofarmaci impiegati, tecniche di irrigazione, protezione delle colture, modalità di raccolta e trattamenti post-raccolta); salute degli animali; salute e sicurezza dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro; elementi relativi alla gestione aziendale. Sono possibili due opzioni di certificazione a fronte del Protocollo GLOBALG.A.P.: singola azienda agricola; cooperativa o associazione di aziende agricole.
  • Contributi alla sostenibilità: con l’intento di raggiungere un equilibrio tra l’esigenza di soddisfare la domanda globale di cibo e di altri prodotti agricoli e gestire al contempo l’impatto negativo sugli ecosistemi e sulle comunità in cui operano le aziende agricole, GLOBALG.A.P. agisce su sei ambiti di impatto che contribuiscono a migliorare le prestazioni sostenibili di queste ultime: sicurezza alimentare, ambiente, salute e benessere degli animali, salute, sicurezza e benessere dei lavoratori, tracciabilità della catena di fornitura e sviluppo delle capacità.
  1. Biodiversity Friend®
  • Aree di impatto: tutela della biodiversità (ambiente).
  • Obiettivi/Finalità dello schema: Biodiversity Friend® è uno standard privato, di proprietà di WBA onlus (World Biodiversity Association onlus), e creato nel 2010. L’obiettivo dello standard è quello di: garantire che il processo produttivo non comporti una perdita di biodiversità, cioè la scomparsa di specie animali e vegetali presenti nell’agrosistema; che l’azienda sia costantemente impegnata nel miglioramento della qualità dell’ambiente in cui opera. Gli agricoltori in questo senso sono veri e propri custodi dell’integrità ambientale del territorio. La certificazione rende visibile l’impegno dell’organizzazione nell’ottenimento del prodotto tutelando la biodiversità. Promuove inoltre la fruizione agri-turistica del territorio e valorizza l’agrosistema dal punto di vista paesaggistico.
  • Cosa attesta la certificazione: la certificazione propone 10 azioni da perseguire che WBA considera il “Decalogo della biodiversità” in agricoltura: modello colturale sostenibile; tutela della fertilità dei suoli; gestione sostenibile della risorsa acqua; tutela di siepi, boschi, prati e specie nettarifere; tutela della biodiversità agraria; risparmio energetico e uso di fonti rinnovabili; tutela del territorio e del paesaggio rurale; sostenibilità sociale; sostenibilità economica; qualità di aria, acqua e suolo. A ciascuna azione corrisponde un punteggio. La certificazione è rilasciata con un punteggio minimo di 60/100. La qualità ambientale dell’agrosistema è valutata attraverso indici di biodiversità di suolo, acqua e aria, basati su metodi di biomonitoraggio messi a punto dal Comitato Scientifico di WBA onlus. La norma è applicabile a tutti i prodotti ottenuti in azienda agricola. Negli anni Biodiversity Friend® ha sviluppato diversi protocolli adattabili alle diverse tipologie di aziende orientate ad ottenere la certificazione (per attività agricole, lattiero-casearie, apistiche, per la gestione forestale, delle aree verdi pubbliche e private, del territorio).
  • Contributi alla sostenibilità: Biodiversity Friend® consente alle aziende agricole di intraprendere un percorso di miglioramento graduale delle proprie performance ambientali, assicurando nel breve, medio e lungo periodo una tutela della biodiversità ed evitando, dunque, il depauperamento delle risorse naturali che assicurano la sopravvivenza anche economica dell’attività agricola. La conservazione del paesaggio rappresenta inoltre la premessa per una valorizzazione del territorio, con benefici diffusi per gli operatori e le comunità locali.
  1. Rainforest Alliance
  • Aree di impatto: tracciabilità delle filiere, foreste e biodiversità, buone pratiche agricole e resilienza climatica, benessere lavoratori, diritti umani e delle comunità indigene.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: Rainforest Alliance è uno standard per un’agricoltura sostenibile che favorisce migliori opportunità per gli agricoltori, le loro famiglie e il pianeta. Insegna agli agricoltori l’adozione di buone pratiche di lavorazione, pone regole che portano ad un miglioramento delle condizioni di lavoro e della salvaguardia dell’ambiente. Gli agricoltori fanno crescere prodotti migliori, generano più reddito e creano migliori opportunità, salvaguardando l’ambiente e proteggendo le risorse naturali della terra. Rainforest Alliance crea una filiera totalmente certificata che parte dalla produzione primaria e termina con i rivenditori. Ogni azienda di lavorazione entra nella filiera e fa parte della supply chain che porterà ad avere un prodotto finito per il consumatore finale certificato. Tra i vantaggi legati a questa tipologia di certificazione: garantire un approvvigionamento affidabile, di buona qualità e a prezzi competitivi; comunicare l’impegno delle aziende aderenti per la sostenibilità; aumentare l’efficienza operativa e la tracciabilità.
  • Cosa attesta la certificazione: il sigillo di certificazione Rainforest Alliance significa che il prodotto (o un ingrediente specifico) è stato prodotto da agricoltori, silvicoltori e/aziende che lavorano insieme per creare un mondo in cui le persone e la natura prosperano in armonia. Lo standard di agricoltura sostenibile è utilizzato in oltre 70 paesi in tutto il mondo. Il programma si concentra su caffè, cacao, tè, banane e molti altri importanti settori delle materie prime che si trovano ad affrontare urgenti sfide ambientali e sociali. I requisiti dello standard agiscono sia a livello di azienda agricola che di catene di fornitura.  L’impatto più importante a livello aziendale è relativo alla gestione della tracciabilità della materia prima/semilavorato I requisiti dello standard per la supply chain sono suddivisi in diversi capitoli: gestione del sistema aziendale; tracciabilità; reddito e responsabilità condivisa; agricoltura; aspetti sociali; ambiente. Il solido sistema di verifica implementato, con controlli da parte di revisori indipendenti, garantisce che aziende agricole e altre realtà soddisfino rigorosi requisiti di certificazione volti a migliorare il reddito e il benessere degli agricoltori, tutelando al contempo il territorio.
  • Contributi alla sostenibilità: lo standard per l’agricoltura sostenibile di Rainforest Alliance, insieme ai suoi sistemi di garanzia e tecnologia, è concepito per offrire più valore agli agricoltori e lavoratori e alle aziende che utilizzano la certificazione per promuovere una produzione agricola più sostenibile e catene di approvvigionamento responsabili. Le aziende agricole certificate nutrono la terra, utilizzano meno pesticidi, combattono il cambiamento climatico, trattano i lavoratori in modo equo, soddisfacendo al contempo una serie di altri requisiti sapientemente progettati per creare un mondo migliore. 
  1. ISCC
  • Aree di impatto: sostenibilità ambientale di filiera.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: ISCC è un sistema di certificazione della sostenibilità riconosciuto a livello globale che promuove la sostenibilità lungo catene di fornitura completamente tracciabili e prive di deforestazione. L’obiettivo dello standard è infatti quello di incentivare la produzione e l’uso di diverse tipologie di biomasse sostenibili lungo le intere catene di approvvigionamento che riguardano: alimentare; mangimistica; applicazioni industriali; energia. La certificazione ISCC consente di ottenere diversi benefici quali accesso a nuovi mercati e facilitazioni per il commercio nazionale e internazionale. Inoltre questo standard permette la certificazione di sostenibilità con un unico schema per tutte le materie prime che un’azienda sta gestendo ed è riconosciuta su tutti i mercati a livello globale.
  • Cosa attesta la certificazione: a seconda del mercato a cui si vuole conferire il proprio prodotto sostenibile è possibile scegliere tra diversi standard. La scelta del sistema di certificazione dipende dai requisiti del mercato di riferimento (ad esempio, dai requisiti normativi applicabili). I criteri su cui sono strutturati gli standard riguardano diverse aree: sostenibilità ecologica (protezione dei terreni ad alto valore di biodiversità o elevato stock di carbonio, catene di approvvigionamento prive di deforestazione, produzione ecologicamente responsabile al fine di proteggere il suolo, l’acqua e l’aria); sostenibilità sociale (sicurezza sul lavoro, rispetto dei diritti umani, del lavoro e della terra); conformità legislativae ai trattati internazionali; monitoraggio delle emissioni di gas serra (GHG); buone pratiche di gestione.
  • Contributi alla sostenibilità: la conformità ai requisiti dello standard richiede di dimostrare l’impegno ambientale dell’azienda nella tutela delle risorse naturali disponibili e nel monitoraggio delle emissioni, nel rispetto di condizioni di lavoro dignitose e sicure, nonché delle norme e dei trattati internazionali.
  1. FSC (Forest Stewardship Council)
  • Aree di impatto: sostenibilità filiera forestale.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la certificazione FSC è una certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti – legnosi e non legnosi – derivati dalle foreste. La certificazione FSC garantisce che i prodotti provengono da foreste gestite in maniera responsabile, garantendo così benefici ambientali, sociali ed economici. Nei suoi 20 anni di attività FSC si è conquistata la reputazione di sistema di certificazione forestale credibile e rigoroso. Acquistare prodotti certificati FSC presenta diversi vantaggi, per le aziende e per i consumatori. Se, infatti, risponde al vero che è sempre maggiore il numero di consumatori, governi ed amministrazioni pubbliche che richiede prodotti a marchio FSC, è altrettanto evidente che le aziende che producono prodotti certificati hanno accesso a molteplici mercati.
  • Cosa attesta la certificazione: FSC rilascia tre tipi di certificazioni: Gestione Forestale (Forest Management, FM), Catena di Custodia (Chain of Custody, CoC) e Legno Controllato (Controlled Wood, CW). I diversi tipi di certificazione sono collegati alle differenti componenti dei prodotti forestali, le fasi di produzione ed il successivo avanzamento dei prodotti attraverso la catena di custodia. La verifica di tutti i requisiti FSC è garanzia che il materiale ed i prodotti con il marchio FSC provengano da fonti responsabili. Per ottenere la certificazione FSC, è necessario rispettare dieci regole che coprono gli aspetti essenziali della gestione forestale responsabile. Queste regole si applicano in tutto il mondo, attraverso tutti gli ecosistemi e i sistemi culturali, politici e legali, con indicazioni specifiche fornite per l’interpretazione locale. Dopo aver identificato la tipologia di certificazione FSC d’interesse, è possibile prendere visione degli standard di riferimento così da individuare requisiti e obblighi previsti. Un Ente terzo accreditato si incarica di condurre una verifica ispettiva presso la foresta o l’organizzazione, allo scopo di verificare il rispetto degli standard. Il buon esito di tale verifica determina la possibilità di conseguire la certificazione FSC. Per tutta la durata del certificato (5 anni) l’Ente di Certificazione provvede a verifiche di sorveglianza annuali volte a garantire che il rispetto degli standard da parte dell’azienda sia mantenuto nel tempo.
  • Contributi alla sostenibilità: i Principi e Criteri FSC (P&C) descrivono gli elementi essenziali o le regole per una gestione forestale rispettosa dal punto di vista ambientale, benefica a livello sociale ed economicamente efficace.
  1. MSC (Marine Stewardship Council) – Pesca sostenibile
  • Aree di impatto: habitat ed ecosistemi marini.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: lo standard MSC per la pesca sostenibile viene utilizzato per valutare se l’attività è sostenibile e ben gestita secondo i 3 Principi che compongono lo Standard: salute della popolazione ittica, ridotto impatto della pesca, gestione lungimirante della pesca. Lo standard è stato sviluppato in collaborazione con scienziati, ricercatori, esperti del settore ittico ed organizzazioni ambientaliste e serve per valutare se un’attività di pesca è ben gestita e sostenibile. Esso riflette le migliori pratiche di gestione e le conoscenze scientifiche più aggiornate e condivise a livello internazionale. La salvaguardia degli oceani e delle risorse ittiche sono gli obiettivi alla base del marchio blu MSC pesca sostenibile e certificata, da tempo presente su decine di migliaia di prodotti venduti in oltre 100 Paesi nel mondo, e che rappresenta lo standard internazionale di riferimento nel settore. Per ogni consumatore il marchio blu MSC è un elemento che semplifica la scelta di acquisto, dove in alternativa sarebbe difficile avere tutti gli strumenti e le conoscenze (aree di pesca, taglie, attrezzature…) per fare la scelta giusta. 
  • Cosa attesta la certificazione: lo standard MSC è composto da 3 Principi e 28 indicatori di performance, a loro volta suddivisi in 74 voci (scoring issues) secondo i quali un’attività di pesca deve essere valutata per stabilirne la sostenibilità. Il processo di valutazione della conformità allo Standard MSC è volontario ed è aperto a tutte le attività di pesca. La valutazione della conformità allo Standard è effettuata da certificatori indipendenti accreditati, chiamati Conformity Assessment Bodies (CAB), detti anche organismi di certificazione. Il processo di valutazione comprende una pre-valutazione, una valutazione completa e un controllo annuale che assicura che l’attività di pesca continui a essere conforme ai requisiti dello standard MSC. Il pescato proveniente da attività certificate MSC è riconoscibile dal marchio blu MSC sulla confezione. I requisiti dello standard assicurano la validità della sua applicazione alle attività di pesca in tutto il mondo, indipendentemente dalle specie, dal metodo di pesca, dall’ambiente o dalle dimensioni. Forniscono inoltre agli organismi di certificazione la guida e il supporto di cui hanno bisogno per valutare un tipo di pesca rispetto allo standard MSC. Periodicamente vengono effettuati aggiornamenti per assicurare che lo standard continui a rappresentare la migliore pratica nella sostenibilità della pesca. 
  • Contributi alla sostenibilità: proteggere le risorse ittiche dalla pesca eccessiva per assicurarne un futuro, salvaguardare gli ecosistemi marini e dunque la biodiversità e la salute degli oceani, promuovere la sicurezza alimentare globale (più di un terzo della popolazione globale si nutre di pesce come fonte di proteine e numerose comunità nel mondo si basano sulla pesca per la propria sussistenza), fornire garanzie ai consumatori sul “pescato responsabile”, sono tra le azioni più evidenti che connotano l’impegno degli operatori certificati MSC nel segno della sostenibilità.
  1. Fairtrade
  • Aree di impatto: commercio equo e solidale.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: il Marchio Fairtrade contraddistingue i prodotti realizzati tutelando il diritto degli agricoltori e dei lavoratori a condizioni di vita e di lavoro dignitose. I consumatori che acquistano prodotto certificati Fairtrade possono così scegliere di contribuire, tra l’altro, ad un commercio più equo e a condizioni di lavoro dignitose, ad un’agricoltura che rispetta l’ambiente, a dare forza alla voce di agricoltori e lavoratori e più diritti per le donne e un futuro migliore per i giovani. Le aziende possono contare su una certificazione affidabile e conosciuta a livello globale, partecipare agli appalti della Pubblica Amministrazione, collaborare con un partner che si impegna a rendere le filiere più resilienti e sicure ed esperto di Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD).
  • Cosa attesta la certificazione: Fairtrade stabilisce standard rigorosi, una serie di regole economiche, ambientali e sociali che agricoltori, trader e partner commerciali devono rispettare. L’ente certificatore indipendente certifica sia le organizzazioni di produttori agricoli sia i trader e controlla la conformità agli Standard Fairtrade attraverso le ispezioni. La conformità viene verificata attraverso audit regolari da parte del certificatore indipendente. Gli audit prevedono ispezioni fisiche nei campi, negli stabilimenti e negli uffici, oltre all’esame di documenti finanziari e colloqui riservati con il personale.
  • Contributi alla sostenibilità: gli Standard Fairtrade incorporano criteri sociali, economici e ambientali completi, con l’obiettivo di mettere tutti gli attori del commercio globale nelle stesse condizioni e costruire sistemi alimentari equi per le generazioni future. Mirano a fornire una struttura per una produzione agricola sostenibile, a proteggere i diritti dei lavoratori e a distribuire più equamente il potere nelle relazioni commerciali tra produttori agricoli e acquirenti.
  1. B Corp
  • Aree di impatto: impegno socio-ambientale, trasparenza.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la certificazione B Corp attesta che un’azienda soddisfa elevati standard di performance verificata, responsabilità e trasparenza su diversi aspetti, dai benefit per i dipendenti alle donazioni benefiche, dalle pratiche della catena di fornitura ai materiali di input. Con i cambiamenti in atto nei sistemi economici le B Corp traggono notevoli benefici: generano fiducia presso consumatori, comunità e fornitori; attraggono e fidelizzano i dipendenti; e attraggono investitori allineati alla propria mission. 
  • Cosa attesta la certificazione: per ottenere la certificazione, un’azienda deve: dimostrare elevate prestazioni sociali e ambientali ottenendo un punteggio B nella Valutazione d’Impatto pari o superiore a 80 e superando un’analisi del rischio; assumersi un impegno legale modificando la struttura di governance aziendaleper rispondere a tutte le parti interessate, non solo agli azionisti, e ottenere lo status di società benefit, se disponibile nella propria giurisdizione; dimostrare trasparenza consentendo che le informazioni sulle proprie prestazioni, misurate in base agli standard di B Lab, siano disponibili al pubblico sul proprio profilo B Corp sul sito web di B Lab. Essendo tenute a sottoporsi al processo di verifica ogni tre anni per la ricertificazione, le B Corp sono per definizione anche focalizzate sul miglioramento continuo, che ne determina la resilienza a lungo termine.  Il processo per ottenere e mantenere la certificazione è rigoroso e richiede il coinvolgimento di team e reparti aziendali. Tenendo conto delle dimensioni e del profilo dell’azienda, la verifica prevede la documentazione del modello di business e informazioni sulle operazioni, la struttura e i vari processi lavorativi, nonché l’esame di potenziali reclami pubblici e di possibili visite in loco. Il rinnovo della certificazione conferma che questi standard continuano a essere rispettati in modo continuativo.
  • Contributi alla sostenibilità: B Lab, la rete internazionale no-profit che ha sviluppato lo schema di certificazione della B Corporation, si propone di guidare il cambiamento dei sistemi economici per sostenere la visione collettiva di un’economia inclusiva, equa e rigenerativa. L’intento è quello di trasformare l’economia globale da un sistema che avvantaggia pochi a uno che avvantaggia tutti, promuovendo un nuovo modello che passa dalla concentrazione di ricchezza e potere alla garanzia di equità, dall’estrazione alla generazione, e dal dare priorità all’individualismo all’abbraccio dell’interdipendenza. In quest’ottica, la certificazione B Corp è olistica e non si concentra esclusivamente su una singola questione sociale o ambientale, ma abbraccia una serie di prestazioni che coinvolgono tutta la governance aziendale.

Altre certificazioni di sostenibilità sono state sviluppate e volontariamente adottate dalle filiere agroalimentari negli ultimi anni, con approccio “bottom-up”, elaborando standard che tenessero conto dell’esperienza e delle esigenze manifestate dagli stessi operatori di settore. 

  1. Equalitas – Vino sostenibile
  • Aree di impatto: ambiente, pratiche agricole e di lavorazione, pratiche economiche aziendali, verso i dipendenti e verso i fornitori, lavoratori, formazione, relazioni con il territorio, comunicazione.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: Equalitas nasce con l’obiettivo di promuovere la sostenibilità della filiera vitivinicola, attraverso una visione ed un approccio che unisca le istanze delle imprese, della società e del mercato. Primo obiettivo di Equalitas è la condivisione a livello italiano di un approccio unico alla sostenibilità del settore vitivinicolo basato sui tre pilastri sociale, ambientale ed economico ed alla diffusione di un marchio collettivo di garanzia per il consumatore. Grazie alle risorse tecniche, culturali e politiche dell’ampia compagine sociale, Equalitas ha inteso raccogliere le migliori iniziative di best practice consolidate ed innovative, per affermare un modello italiano di qualità sostenibile a livello mondiale. La norma Equalitas-Vino Sostenibile, permette alle imprese del vino di adottare un Sistema interno di Gestione della Sostenibilità e di poter pubblicare un Bilancio Annuale di Sostenibilità, garantendo ai propri clienti come a tutti i portatori di interesse un continuo miglioramento dei propri standard di sostenibilità. Dalla sua creazione, Equalitas ha saputo conquistare consensi nei mercati internazionali, soprattutto in quelli che mostrano una maggiore sensibilità ed attenzione alle questioni etico-ambientali.
  • Cosa attesta la certificazione: la norma è nata per essere applicata alla filiera del vino e pertanto si inserisce logicamente nelle sue dinamiche produttive, prevedendo la sua adozione e certificazione da parte di tutti i tipi di attori, siano essi agricoltori, trasformatori, imbottigliatori o raccolgano tutte queste identità in una, fino ai Consorzi di Tutela. La norma prevede infatti la certificazione di tre dimensioni produttive: l’impresa (standard di Organizzazione), il prodotto finito (standard di Prodotto), il territorio (standard di Territorio). Lo standard affronta la sostenibilità secondo i tre pilastri sociale, ambientale ed economico. Per ciascun pilastro sono stati definiti requisiti ed indicatori verificabili e misurabili: biodiversità, impronta carbonica e impronta idrica (sostenibilità ambientale); buone pratiche agricole, di cantina e di imbottigliamento (sostenibilità socio-ambientale); buone pratiche economiche aziendali, verso i dipendenti e verso i fornitori (sostenibilità economica); buone pratiche sociali riguardanti lavoratori, formazione, relazioni con il territorio (sostenibilità sociale); buone pratiche di comunicazione (politica di comunicazione, bilancio di sostenibilità, dichiarazione di conformità). Il sistema di certificazione prevede una gradualità di accesso sulla base delle performance/obiettivi (indicatori, raccomandazioni e requisiti rispettati) da raggiungere entro il triennio di certificazione. L’organizzazione certificata per mantenere la certificazione deve rispettare il Piano di sorveglianza che prevede, nei casi standard, una verifica all’anno.
  • Contributi alla sostenibilità: Equalitas tocca tutti gli aspetti ad oggi codificati della sostenibilità, e rappresenta un caso unico nel panorama delle certificazioni sostenibili di filiera anche in ragione della possibilità di applicare lo standard a livello di territorio (denominazione vitivinicola).
  1. Equiplanet – Aziende agroalimentari sostenibili
  • Aree di impatto: governance, sfera sociale (comunità, lavoratori), ambiente, sicurezza alimentare.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: Equiplanet è uno standard di certificazione del sistema di gestione della sostenibilità delle imprese agroalimentari, che verifica la coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile della Agenda ONU 2030 (Sustainable Development Goals, SDGs), con i requisiti ESG e i principi internazionali in materia di sostenibilità. Tra i vantaggi offerti dall’adozione dello schema di certificazione è possibile elencare: l’allineamento agli SDGs dell’Agenda ONU 2030, il rispetto dei requisiti ESG (Environment Social Governance), una comunicazione affidabile e trasparente, l’analisi della supply chain e della value chain, una risposta alle richieste degli istituti finanziari, una reportistica conforme agli standard internazionali, la compatibilità con altri protocolli di certificazione internazionali.
  • Cosa attesta la certificazione: lo standard prevede 4 ambiti di analisi (articolati in 20 tematiche): buona cittadinanza d’impresa; sostenibilità delle operazioni e dei processi interni, sostenibilità della catena di approvvigionamento e del valore, prodotti e strategie che contribuiscono a diete sane e sostenibili. Per ottenere Equiplanet l’impresa si impegna inoltre a: adottare un sistema di gestione della sostenibilità, redigere un bilancio di sostenibilità, stabilire obiettivi progressivi e misurabili, migliorare nel tempo le performance di sostenibilità.
  • Contributi alla sostenibilità: Equiplanet si fonda su un approccio olistico alla dimensione sostenibile delle imprese agroalimentari, assicurando che queste adottino strategie e comportamenti conformi ai principi internazionali più diffusi e affidabili in materia di sostenibilità.

Norme tecniche volontarie

  1. ISO 9001 – Sistemi di gestione della qualità
  • Aree di impatto: organizzazione e processi aziendali.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: ISO 9001 è uno standard riconosciuto a livello mondiale per la gestione della qualità. Aiuta le organizzazioni di ogni dimensione e settore a migliorare le proprie prestazioni, soddisfare le aspettative dei clienti e dimostrare il proprio impegno per la qualità. I ​​suoi requisiti definiscono come stabilire, implementare, mantenere e migliorare continuamente un sistema di gestione della qualità. ISO 9001 è lo standard di gestione della qualità più utilizzato al mondo. Tra i vantaggi derivanti dalla certificazione ottenibile ai sensi della norma: fiducia del cliente; risoluzione efficace dei reclami;miglioramento dei processi (lo standard aiuta a identificare ed eliminare le inefficienze, ridurre gli sprechi, semplificare le operazioni e promuovere un processo decisionale informato, con conseguenti risparmi sui costi e risultati migliori); ottimizzazione continua grazie agli audit e revisioni regolari. Dal punto di vista sostanziale ciò si traduce nella riduzione del rischio di non rispettare quanto promesso ai clienti e nella capacità di tenere sotto controllo i processi tramite la misurazione delle prestazioni e l’individuazione di adeguati indicatori. La certificazione di conformità dello standard viene spesso richiesta dai bandi di gara pubblici.
  • Cosa attesta la certificazione: per ottenere la certificazione ISO 9001, l’azienda deve preventivamente creare un sistema di gestione della qualità (SGQ) che comprenda la documentazione (manuale qualità, procedure, istruzioni, ecc.), definire ruoli e responsabilità, e stabilire processi efficienti. Deve altresì effettuare audit interni per verificare che il sistema sia efficace e che i requisiti della norma siano rispettati. Una volta contattato l’ente certificatore, quest’ultimo effettuerà un audit per valutare la conformità del SGQ ai requisiti della norma ISO 9001. Se l’audit risulta positivo, l’azienda riceverà la certificazione. Dopo l’emissione del certificato, l’ente certificatore svolgerà visite di sorveglianza per verificare che il SGQ rimanga conforme alla norma e per valutare il miglioramento continuo. 
  • Contributi alla sostenibilità: l’implementazione di un sistema di gestione della qualità oltre a condurre l’organizzazione/azienda verso il raggiungimento di performance ottimali (in termini di risparmio sui costi e aumento della produttività), che si riflettono in risultati economici positivi nel lungo periodo, genera fiducia nei consumatori/clienti. La certificazione ISO 9001 è dunque un modo per dimostrare a stakeholder e clienti l’impegno e la capacità di fornire costantemente prodotti o servizi di alta qualità.
  1. ISO 14001 – Sistema di gestione ambientale
  • Aree di impatto: ambiente, risorse naturali, emissioni.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la norma ISO 14001 è lo standard riconosciuto a livello internazionale per i sistemi di gestione ambientale (environmental management systems – EMS). Fornisce un quadro di riferimento per le organizzazioni che desiderano progettare e implementare un sistema di gestione ambientale e migliorare continuamente le proprie prestazioni ambientali. Aderendo a questo standard, le organizzazioni possono garantire l’adozione di misure proattive per ridurre al minimo il proprio impatto ambientale, rispettare i requisiti legali pertinenti e raggiungere i propri obiettivi ambientali. Il quadro di riferimento comprende diversi aspetti, dall’utilizzo delle risorse e dalla gestione dei rifiuti al monitoraggio delle prestazioni ambientali e al coinvolgimento degli stakeholder negli impegni ambientali. Adottando questo standard, dunque, le organizzazioni dimostrano il proprio impegno non solo verso la conformità normativa, ma anche verso un miglioramento ambientale continuo. Questo approccio proattivo alla gestione ambientale può comportare benefici tangibili, come la riduzione degli sprechi, il risparmio energetico e il risparmio sui costi. Inoltre, rafforza la reputazione di un’organizzazione, rafforza la fiducia degli stakeholder e spesso costituisce un passo fondamentale per l’inserimento nel commercio globale e nelle catene di fornitura.
  • Cosa attesta la certificazione: la certificazione dimostra che un’organizzazione ha implementato la ISO 14001 in modo efficace e dispone di un sistema di gestione ambientale solido che soddisfa tutti i requisiti della norma. Il processo di certificazione prevede in genere un’analisi dei gap, l’implementazione del sistema di gestione ambientale secondo lo standard, audit interni, revisioni della direzione e, infine, un audit di certificazione da parte di un ente esterno.
  • Contributi alla sostenibilità: l’adozione della norma ISO 14001 può comportare una notevole riduzione della produzione di rifiuti, del consumo di risorse e delle emissioni inquinanti, con conseguente riduzione al minimo dell’impatto ambientale. L’uso efficiente delle risorse, il contenimento degli sprechi e la semplificazione dei processi spesso si traducono in riduzioni significative dei costi, con una compensazione degli oneri di implementazione e manutenzione del sistema di gestione ambientale. In un mercato che attribuisce sempre più importanza alle iniziative ecologiche, la certificazione ISO 14001 può differenziare un’azienda, rafforzandone la reputazione e favorendo la lealtà verso stakeholder e clienti
  1. EMAS – Sistema comunitario di ecogestione e audit
  • Aree di impatto: ambiente, energia.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: EMAS, sistema di ecogestione e audit, è stato istituito dalla Commissione europea attraverso apposito regolamento, con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni a migliorare le proprie prestazioni ambientali, risparmiare energia e ottimizzare l’uso delle risorse. Si tratta di uno strumento di gestione per valutare, rendicontare e migliorare le prestazioni ambientali delle organizzazioni. Tra i benefici legati alla registrazione EMAS si segnalano: miglioramento delle prestazioni ambientali; maggiori garanzie in termini di certezza del rispetto delle normative ambientali; migliore identificazione delle responsabilità aziendali complessive; riduzione dei rischi di incidenti ambientali; risparmio sui costi ottenuto attraverso approcci di circolarità e riduzione dell’uso delle risorse; migliori relazioni con gli stakeholder; agevolazioni normative (vantaggi in alcuni Stati membri, come riduzioni delle ispezioni o delle tasse).
  • Cosa attesta la certificazione: il regolamento europeo prevede preliminarmente l’obbligatorietà: dell’esistenza di un SGA, sistema di Gestione Ambientale (es. ISO 14001); della redazione di un’analisi ambientale; della effettuazione di audit interni; della redazione di una Dichiarazione Ambientale (DA) e sua convalida (previa verifica) da parte di un verificatore ambientale accreditato; il rilascio della registrazione da parte dell’Organismo Competente Nazionale, ossia, per l’Italia, il Comitato per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit – Sezione EMAS. Le performance ambientali vengono valutate attraverso sei indicatori chiave (efficienza energetica, efficienza dei materiali usati, acqua utilizzata, rifiuti prodotti, uso del suolo con riguardo alla biodiversità, emissioni) che riflettono gli aspetti ambientali diretti e che vengono monitorati nel tempo. Sono inclusi nella dichiarazione ambientale e calcolati per output.
  • Contributi alla sostenibilità: adottando EMAS, le organizzazioni si impegnano a migliorare continuamente le proprie prestazioni ambientali. Questo processo consente di accrescere la trasparenza mediante pubblicazione della dichiarazione ambientale e avvio di dialoghi aperti con il pubblico e gli stakeholder. Viene altresì incoraggiato il coinvolgimento attivo dei dipendenti e la formazione interna.
  1. Carbon Footprint (impronta carbonica)
  • Aree di impatto: ambiente, emissioni.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: l’impronta climatica o Carbon Footprint (CF) è un indicatore ambientale dell’impatto che le attività umane hanno sui cambiamenti climatici. La Carbon Footprint è la misura dell’ammontare totale di gas ad effetto serra (Greenhouse Gases – GHG) emessi direttamente o indirettamente da un’attività, un’azienda, una persona, un evento o un prodotto, sia esso un bene o un servizio. Viene espressa come anidride carbonica equivalente (CO2 eq). Questo metodo permette dunque di valutare l’impatto ambientale in termini di riscaldamento globale da parte di un prodotto/servizio lungo il suo ciclo di vita. La valutazione intende quindi fornire uno strumento comune di riferimento per quantificare, gestire e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. È utile per sviluppare in maniera credibile la propria reputazione ambientale, e dimostrare ai clienti o alle istituzioni la propria “accountability” in materia di lotta ai cambiamenti climatici (Climate Change).
  • Cosa attesta la certificazione: per determinare la Carbon Footprint è possibile utilizzare diverse norme che costituiscono standard riconosciuti a livello internazionale (es. ISO 14067, GHG Protocol, PAS 2050). La misurazione della CF di un prodotto o di un processo richiede in particolare l’individuazione e la quantificazione dei consumi di materie prime e di energia nelle fasi del ciclo di vita dello stesso. Un ulteriore passo rispetto all’analisi e contabilizzazione delle emissioni di CO2, è l’impegno a definire un sistema di carbon managementfinalizzato all’identificazione e realizzazione di interventi di riduzione delle emissioni. Le misure di riduzione possono essere integrate da misure per la neutralizzazione delle emissioni (carbon neutrality), realizzabili attraverso attività di compensazione delle emissioni quali ad esempio piantumazione di alberi, produzione di energia rinnovabile, ecc. Nel calcolo della CF si tiene conto di tutti i gas climalteranti previsti dal Protocollo di Kyoto. La CO2 eq viene calcolata moltiplicando le emissioni di ciascun gas serra per il suo potenziale di riscaldamento o Global Warming Potential (GWP). Il GWP è una misura relativa di quanto calore intrappola nell’atmosfera una determinata massa di gas ad effetto serra, in confronto al calore intrappolato dalla stessa massa di CO2 in uno specifico intervallo di tempo (normalmente 100 anni). Quindi, questo indice è basato su una scala relativa che confronta il gas considerato con un’uguale massa di CO2, il cui GWP è per definizione pari a 1. In tal modo i contributi emissivi dei differenti gas ad effetto serra possono essere sommati fra di loro in un singolo indicatore che esprime il contributo complessivo climalterante di queste emissioni come CO2
  • Contributi alla sostenibilità: i benefici per l’ambiente favoriti dal contenimento delle emissioni rappresentano l’aspetto più evidente legato all’adozione di un sistema di “gestione del carbonio”. Quest’ultimo consente inoltre all’azienda di evitare sprechi o ridurre il consumo di materie prime e di individuare interventi di compensazione o di mitigazione del cambiamento climatico – es. pratiche agricole che permettono di sequestrare o ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) – che le fanno maturare crediti di carboniocedibili sul mercato volontario e utilizzabili per compensare le emissioni di altre aziende o organizzazioni. 
  1. Water Footprint (impronta idrica)
  • Aree di impatto: ambiente, risorse idriche.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la Water Footprint (impronta idrica) di un prodotto è un indicatore multidimensionale che esprime la misura del volume totale di acqua dolce utilizzata in modo diretto e/o indiretto per realizzare un prodotto o un servizio. Viene valutata considerando l’utilizzo di acqua in tutte le fasi della catena di produzione (dalla produzione alla commercializzazione, utilizzo e/o consumo, riciclo o smaltimento, ecc.), cioè in tutto il suo ciclo di vita. Il calcolo della Water Footprint permette una serie di vantaggi all’Organizzazione, quali: comprendere il consumo idrico diretto ed indiretto legato all’Organizzazione e/o ai suoi prodotti; ottimizzare l’impronta idrica e ridurre gli impatti ambientali associati; aumentare l’efficienza delle risorse; migliorare la comunicazione ambientale interna ed esterna con informazioni affidabili; rendicontare l’efficienza della gestione idrica aziendale, facendosi carico delle prestazioni ambientali aziendali.
  • Cosa attesta la certificazione: i principi, i requisiti e le linee guida per la valutazione della Water Footprint di prodotti, processi e Organizzazioni sono definiti nello standard internazionale ISO 14046 “Environmental management – Water Footprint – Principles, requirements and guidelines”. Tale norma consente di adottare una metodologia di calcolo unificata e standardizzata al fine di ottenere valutazioni di livello tecnico elevato, capaci di offrire risultati ben comunicabili al consumatore finale e potenzialmente comparabili tra studi similari. La valutazione secondo i principi indicati dalla norma tecnica è comprensiva di tutti i potenziali impatti ambientali associati all’utilizzo della risorsa acqua, denominati “profili dell’impronta idrica”. La quantificazione dei profili di impronta idrica è basata sull’analisi del ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assessment). Sottoporre la Water Footprint alla verifica di un Ente terzo ed autonomo, in conformità alla ISO 14046, implica che il soggetto verificatore attesti la conformità dell’asserzione relativa alla impronta idrica ai requisiti contenuti nello standard, secondo una verifica di conformità normalmente strutturata in quattro fasi: verifica documentale della reportistica associata alla valutazione della WF; verifica della qualità, dell’attendibilità e della rappresentatività di dati e processi; verifica dei calcoli eseguiti all’interno del software usato per le valutazioni di LCA; dichiarazione di verifica e revisione indipendente da parte di un tecnico qualificato, estraneo al team di audit.
  • Contributi alla sostenibilità: l’impegno costante di un’azienda a misurare l’impronta idrica di un prodotto in tutto il suo ciclo di vita, consente alla stessa di valutare l’impatto ambientale sulla disponibilità di risorse idriche e di agire nell’ottica di ottimizzarne l’impiego. Tale valutazione consente anche di comunicare in maniera al consumatore informazioni fondate su riscontri oggettivi.
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  1. ISO 50001 – Gestione dell’energia
  • Aree di impatto: consumi materie prime, ambiente.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la ISO 50001 è uno standard internazionale per la gestione dell’energia che aiuta le organizzazioni a stabilire, implementare, mantenere e migliorare il proprio sistema di gestione dell’energia (SGE), con l’obiettivo di aumentare l’efficienza energetica e ridurre i costi. Questa norma, adatta a qualsiasi organizzazione, offre un framework per il miglioramento continuo delle prestazioni energetiche, in linea con le normative e le esigenze specifiche. Tra i vantaggi tangibili legati all’adozione dello standard: maturare conoscenza del consumo energetico al proprio interno; monitorare e ridurre (riuscendo a quantificare oggettivamente gli sforzi di riduzione) il proprio fabbisogno energetico; valutare la conformità rispetto a vincoli legislativi e poterne così dare pubblico riscontro; poter dimostrare con maggiore facilità il rispetto degli obblighi cui è sottoposta l’organizzazione; sviluppare in maniera credibile la propria reputazione ambientale. La certificazione ISO 50001 può rivelarsi, dunque, un fattore di differenziazione in mercato. 
  • Cosa attesta la certificazione: l’iter di certificazione prende avvio con un’analisi della situazione attuale rispetto agli standard ISO 50001, per identificare le aree di miglioramento. Questa fase precede la definizione e attuazione del sistema di gestione dell’energia, seguendo i requisiti della norma. L’organizzazione viene dunque sottoposta a un audit da parte di un ente di certificazione accreditato per verificare il rispetto dei requisiti ISO 50001. Se l’audit è positivo, viene rilasciato il certificato ISO 50001, che ha una validità triennale. Successivamente, vengono effettuati audit di sorveglianza periodici per assicurare il mantenimento dell’efficacia del SGE.
  • Contributi alla sostenibilità: la norma promuove una gestione responsabile dell’energia, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a proteggere le risorse naturali. La ISO 50001 favorisce dunque una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2, contribuendo ad alleviare i cambiamenti climatici e consentendo altresì di ottenere un risparmio economico. A tutto ciò occorre aggiungere il miglioramento della reputazione aziendale; dimostrare un impegno per la sostenibilità, infatti, può aumentare la fiducia dei clienti e degli stakeholder. La ISO 50001 promuove altresì un approccio di miglioramento continuo, incoraggiando le organizzazioni a monitorare e migliorare costantemente le rispettive prestazioni energetiche. La sua implementazione aiuta le aziende a rispettare gli standard internazionali in materia di efficienza energetica e sostenibilità.
  1. Certificazione “Do No Significant Harm” (DNSH)
  • Aree di impatto: ambiente, emissioni, risorse naturali.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: il principio Do No Significant Harm (DNSH) prevede che gli interventi previsti dai PNRR nazionali non arrechino nessun danno significativo all’ambiente, come ad esempio l’inquinamento dell’aria, dell’acqua o del suolo, o la compromissione degli ecosistemi: questo principio è fondamentale per accedere ai finanziamenti del RRF (Recovery and Resilience Facility) e del Next Generation UE. I piani devono altresì includere interventi che concorrono per il 37% delle risorse alla transizione ecologica. Il principio DNSH si basa su quanto specificato nella “Tassonomia per la finanza sostenibile”, adottata per promuovere gli investimenti del settore privato in progetti verdi e sostenibili nonché contribuire a realizzare gli obiettivi del Green Deal. Oltre all’accesso ai finanziamenti del PNRR, la certificazione DNSH offre numerosi vantaggi, tra cui la dimostrazione di un impegno concreto verso la sostenibilità ambientale e una maggiore attenzione alla reputazione aziendale.
  • Cosa attesta la certificazione: sono sei i criteri individuati dall’UE, tramite apposito regolamento, per determinare come ogni attività economica contribuisca in modo sostanziale alla tutela dell’ecosistema, senza arrecare danno a nessuno degli obiettivi ambientali: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, transizione verso l’economia circolare (con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti), prevenzione e riduzione dell’inquinamento dell’aria dell’acqua o del suolo, protezione e ripristino della biodiversità e della salute degli eco-sistemi. Uno specifico allegato tecnico della Tassonomia riporta i parametri per valutare se le diverse attività economiche contribuiscano in modo sostanziale alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici o causino danni significativi ad uno degli altri obiettivi. Gli enti accreditati che offrono servizi di certificazione o verifica della conformità DNSH, forniscono un’evidenza della compatibilità dei progetti con i principi DNSH. Si tratta di dimostrare che il progetto non comporta un aumento significativo delle emissioni inquinanti, non nuoce in misura significativa alla buona condizione degli ecosistemi e non pregiudica la conservazione degli habitat e delle specie, compresi quelli di interesse UE.
  • Contributi alla sostenibilità: il monitoraggio delle prestazioni ambientali legate all’esercizio di un’attività descritta in un progetto ammissibile a finanziamento, affinché non rechi danno all’ecosistema, oltre a generare benefici per la collettività rappresenta un requisito decisivo per l’accesso ai fondi PNRR. Inoltre, una valutazione positiva dell’impatto ambientale rafforza le credenziali di affidabilità dell’aziendanei confronti di Istituzioni e stakeholder.
  1. ISO 22005 – Tracciabilità nella filiera alimentare e dei mangimi 
  • Aree di impatto: gestione di un sistema di rintracciabilità per mangimi e alimenti.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la norma ISO 22005 definisce i principi e specifica i requisiti fondamentali per la progettazione e l’implementazione di un sistema di tracciabilità per mangimi e alimenti. Può essere applicata da un’organizzazione che opera in qualsiasi fase della filiera alimentare. È concepita per essere sufficientemente flessibile da consentire alle organizzazioni del settore dei mangimi e dell’alimentazione di raggiungere gli obiettivi identificati. Il sistema di tracciabilità è uno strumento tecnico che aiuta un’organizzazione a conformarsi ai propri obiettivi definiti ed è applicabile quando è necessario determinare la storia o l’ubicazione di un prodotto o dei suoi componenti rilevanti. L’implementazione di un sistema di rintracciabilità apporta per l’organizzazione indubbi vantaggi: supportare il sistema che l’azienda ha implementato per garantire il rispetto dei requisiti igienico sanitari e di qualità del prodotto; rispondere alle richieste esplicite del consumatore; definire la storia e l’origine del prodotto; facilitare eventuali ritiri o richiami dei prodotti commercializzati; identificare le responsabilità di ciascun operatore della filiera; facilitare il controllo di specifiche informazioni che riguardano il prodotto agroalimentare; comunicare specifiche informazioni ai maggiori stakeholder nonché ai consumatori; adempiere ad eventuali obblighi imposti da normativa locale, nazionale o internazionale; aumentare il rendimento, la produttività e i guadagni dell’organizzazione.
  • Cosa attesta la certificazione: la norma stabilisce una serie di requisiti per la gestione del sistema di tracciabilità, tra cui l’identificazione dei passaggi della filiera, la definizione delle informazioni da tracciare, la gestione delle informazioni e la comunicazione ai soggetti coinvolti. Il certificato ISO 22005 ha validità triennale, con audit di sorveglianza annuali per verificare il mantenimento dei requisiti. 
  • Contributi alla sostenibilità: la ISO 22005 è, dunque, uno strumento importante per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti alimentari, contribuendo alla tutela del consumatore e alla valorizzazione della filiera agroalimentare
  1. ISO 22000 – Sistemi di gestione della sicurezza alimentare
  • Aree di impatto: sicurezza alimentare (in ogni fase della filiera).
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la norma ISO 22000 è fondamentale per consumatori e aziende, poiché consente loro di migliorare le proprie prestazioni complessive in materia di sicurezza alimentare, adottando un approccio sistematico. Aiuta a identificare, prevenire e controllare i rischi per la sicurezza alimentare in ogni fase della filiera alimentare, dal produttore al consumatore. Questo standard è applicabile a tutte le organizzazioni, indipendentemente dalle dimensioni o dalla complessità, coinvolte nella produzione di alimenti, forniture e materiali a contatto con gli alimenti, nonché nella vendita al dettaglio, nella ristorazione e in altri servizi correlati. I vantaggi più evidenti della ISO 22000 risiedono in: maggiore sicurezza alimentare; conformità normativa; maggiore fiducia nei consumatori e negli stakeholder; maggiore efficienza operativa, stante la semplificazione dei processi e la riduzione del rischio di incidenti relativi alla sicurezza alimentare; più agevole accesso al mercato, in quanto facilita nuovi sbocchi commerciali e migliora la competitività.
  • Cosa attesta la certificazione: la certificazione volontaria ISO 22000 è un modo per dimostrare a stakeholder e clienti che il sistema di gestione della sicurezza alimentare implementato dall’organizzazione soddisfa i requisiti di questa norma internazionale, il che significa dimostrare impegno e capacità nel gestire i potenziali pericoli e garantire la sicurezza dei consumatori.
  • Contributi alla sostenibilità: la maggiore sicurezza alimentare garantita, la fiducia accresciuta dei clienti, la semplificazione dei processi e la riduzione del rischio di incidenti, oltre alla facilità d’ingresso in nuovi mercati e al miglioramento della competitività aziendale, sono tutti aspetti rivelatori di vantaggi per le aziende che dimostrano la conformità alla norma, contribuendo altresì al raggiungimento di alcuni importanti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dettati dall’Agenza ONU 2030 (fame zero, buona salute e benessere, consumo e produzione responsabili).

 

  1. ISO 45001 – Sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro
  • Aree di impatto: salute e sicurezza sul lavoro.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la norma ISO 45001 è uno standard internazionale che specifica i requisiti per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SSL). Fornisce un quadro di riferimento per le organizzazioni per gestire i rischi e migliorare le prestazioni in materia di SSL. Lo standard stabilisce i criteri per una politica di sicurezza e salute sul lavoro, i suoi obiettivi, la pianificazione, l’attuazione, il funzionamento, l’audit e la revisione. Gli elementi chiave includono l’impegno della leadership, la partecipazione dei lavoratori, l’identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi, la conformità legale e normativa, la pianificazione delle emergenze, l’indagine sugli incidenti e il miglioramento continuo. La norma si applica a organizzazioni di tutte le dimensioni e può essere integrata con altri standard ISO sui sistemi di gestione. I vantaggi legati alla sua implementazione includono: un quadro di riferimento riconosciuto a livello internazionale per la gestione dei rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, consentendo alle organizzazioni di valutare sistematicamente i pericoli e di implementare misure di controllo dei rischi, con conseguente riduzione di infortuni, malattie e incidenti sul lavoro; l’adozione dello standard dimostra ai dipendenti e agli stakeholder esterni che l’organizzazione è impegnata a garantire la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori, rafforzandone così la reputazione, il morale e la fidelizzazione; lo standard richiede il rispetto delle normative in materia di salute e sicurezza sul lavoro, garantendo la conformità legale e promuove una gestione proattiva del rischio, con conseguente potenziale riduzione dei premi assicurativi; richiedendo protocolli di preparazione e risposta alle emergenze, la norma ISO 45001 rafforza la resilienza organizzativa contro le minacce alla sicurezza e le crisi; il sistema di pianificazione, esecuzione, verifica e azione implica che il sistema di sicurezza e salute sul lavoro possa migliorare ed evolversi continuamente, ottimizzando le prestazioni a lungo termine in materia di salute e sicurezza dei lavoratori; la certificazione da parte di un organismo terzo accreditato accresce, infine, ulteriormente la fiducia degli stakeholder.
  • Cosa attesta la certificazione: le organizzazioni possono ottenere la certificazione ISO 45001 da enti di certificazione terzi. La certificazione attesta che un’organizzazione ha implementato correttamente lo standard e dispone di un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro conforme.
  • Contributi alla sostenibilità: la norma ISO 45001 consente alle organizzazioni di proteggere meglio i propri lavoratori e di gestire i rischi per la salute e la sicurezza sul lavorocontribuendo a creare un ambiente in cui lavoro dignitoso e crescita economica non sono in contrapposizione, favorendo al contrario l’uno i risultati positivi dell’altra. Al di là del contenimento dei costi legati agli incidenti e ai contenziosi, la riduzione degli incidenti e degli infortuni sul lavoro alimenta una spirale positiva sia in termini di serenità per i lavoratori, di garanzia per gli stakeholder, di affidabilità trasmessa all’esterno.
  1. PAS 24000 – Requisiti per sistemi di gestione sociale
  • Aree di impatto: responsabilità sociale.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: lo standard PAS 24000 stabilisce i requisiti minimi per garantire un livello base di prestazioni sociali, coprendo aspetti fondamentali come i rapporti di lavoro, i diritti umani, la salute, la sicurezza e l’etica aziendale. Include una raccomandazione affinché le organizzazioni sviluppino un piano per garantire almeno un salario di sussistenza ai lavoratori, qualora questo sia superiore al salario minimo previsto dalla legislazione locale. I potenziali benefici per un’organizzazione nell’implementare un sistema di social management in conformità allo standard PAS 24000 si riflettono nelle capacità di: fornire costantemente prodotti e servizi che soddisfino i requisiti sociali minimi specificati e i requisiti normativi; affrontare i rischi e le opportunità legati al contesto e agli obiettivi aziendali; facilitare il miglioramento continuo delle performance sociali dell’organizzazione; dimostrare la conformità a specificati requisiti del sistema di gestione sociale; sviluppare una cultura etica aziendale; accedere a nuovi mercati e opportunità commerciali; potenziare la reputazione dell’organizzazione, rafforzando l’immagine come realtà socialmente responsabile e attrattiva per clienti, investitori e talenti; migliorare le relazioni con gli stakeholder; rispondere al requisito di “certificazione etica” richiesto nelle gare d’appalto.
  • Cosa attesta la certificazione: per ottenere la certificazione, l’organizzazione dovrà garantire un trattamento equo e un ambiente tutelato ai propri lavoratori, sia per ciò che riguarda la salute e la sicurezza, sia per quel che concerne la conformità ai requisiti legislativi e normativi, ed un salario dignitoso. Dovrà altresì assicurare processi per la consultazione e la partecipazione dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori nello sviluppo, pianificazione, attuazione, valutazione della performance, e delle azioni per il miglioramento, una differenza sostanziale rispetto ad altre norme che riguardano sistemi di gestione sociale. Le fasi principali del percorso di certificazione comprendono: definizione dello scopo di certificazione; audit preliminare (su richiesta) per l’analisi delle lacune e valutazione dell’organizzazione rispetto alla norma di riferimento; audit di certificazione, composta da due fasi (primo e secondo stage) per la verifica della conformità del sistema rispetto alla norma di riferimento ed emissione del certificato; audit di sorveglianza, eseguita con cadenza annuale al fine di verificare il mantenimento della conformità ai requisiti dello standard ed il miglioramento continuo; audit di rinnovo della certificazione, che avviene dopo 3 anni dalla certificazione o dal rinnovo precedente e consiste in un audit completo su tutto il sistema e i processi aziendali.
  • Contributi alla sostenibilità: lo standard definisce i requisiti gestionali che permettono all’organizzazione certificata di rispondere alle aspettative degli stakeholder nel medio e lungo periodo, in ottica di miglioramento continuo anche rispetto allo sviluppo sostenibile, creando benessere, valorizzando le proprie relazioni con i dipendenti, le parti sociali, la comunità locale, i consumatori, le autorità pubbliche e tutti gli altri portatori di interesse.
  1. SA 8000 – Social accountability
  • Aree di impatto: responsabilità sociale.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: lo standard SA8000 è il principale standard di certificazione sociale per aziende e organizzazioni in tutto il mondo. È stato istituito da Social Accountability International nel 1997 come iniziativa multi-stakeholder. Nel corso degli anni, si è evoluto in uno schema generale che aiuta le organizzazioni certificate a dimostrare il proprio impegno per l’equo trattamento dei lavoratori in tutti i settori e in qualsiasi paese. Lo standard SA8000 misura la performance sociale in otto aree importanti per la responsabilità sociale nei luoghi di lavoro, basandosi su un sistema di gestione che promuove il miglioramento continuo in tutti gli ambiti dello standard. Riflette le disposizioni in materia di lavoro contenute nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nelle Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Rispetta, integra e supporta le leggi nazionali sul lavoro in tutto il mondo e contribuisce a garantire condizioni di lavoro etiche per milioni di lavoratori. Le organizzazioni certificate SA8000 sperimentano una serie di impatti aziendali positivi, tra cui: migliori relazioni con i lavoratori, i clienti e gli stakeholder esterni; sistemi di gestione più efficaci che migliorano i flussi di lavoro in tutta l’organizzazione (con conseguente miglioramento della qualità e della produttività, migliore rilevamento dei pericoli e dei rischi, maggiore controllo della catena di fornitura, maggiore fidelizzazione dei dipendenti); maggiore reputazione, attrattiva per gli acquirenti globali e status preferenziale nelle gare d’appalto governative. I vantaggi per i dipendenti che lavorano in organizzazioni certificate SA8000 includono invece: luoghi di lavoro sicuri e condizioni di lavoro sane; maggiore consapevolezza dei diritti e delle opportunità di organizzazione; migliori relazioni con il management e maggiore contributo al processo decisionale sul posto di lavoro. Ma anche i brand e i retailer che accettano la certificazione SA8000 beneficiano di: un programma completo di conformità sociale SA8000; supervisione di terze parti per la garanzia della qualità; proprietà del fornitore del programma di conformità sociale; maggiori risorse per il rafforzamento delle capacità e altri programmi sociali.
  • Cosa attesta la certificazione: lo standard SA8000 va a verificare diversi aspetti della corretta gestione delle risorse umane, ivi inclusi il lavoro minorile, il lavoro forzato o obbligatorio, le questioni riguardanti la salute e sicurezza, la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva, le discriminazioni, le pratiche disciplinari, l’orario di lavoro, il compenso, il sistema di gestione. Una volta che l’organismo di certificazione ha stabilito che l’organizzazione ha implementato le azioni e i miglioramenti necessari per conformarsi allo standard SA8000, rilascia un certificato che l’organizzazione può utilizzare per pubblicizzare il conseguimento dei requisiti richiesti. La certificazione SA8000 ha una validità di tre anni, previo monitoraggio di sorveglianza in loco. Quest’ultimo include una combinazione di visite annunciate e non annunciate, in genere due volte all’anno, e valutazioni indipendenti per monitorare i miglioramenti delle performance nel tempo. Al termine del ciclo triennale, è possibile scegliere di rinnovare la certificazione.
  • Contributi alla sostenibilità: l’aumento della credibilità delle aziende che ottengono la certificazione, il miglioramento delle condizioni di lavoro, il controllo delle catene di fornitura (garantendo che anche i fornitori rispettino i diritti dei lavoratori), sono tra i benefici salienti della conformità ad una norma atta a promuovere la sostenibilità e lo sviluppo, aiutando le aziende a contribuire a un mondo più giusto e equo.  

Restando nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa, la norma ISO 26000 (Orientamenti sulla responsabilità sociale) e la ISO/TS 26030 (Responsabilità sociale e sviluppo sostenibile — Guida all’utilizzo della norma ISO 26000:2010 nella filiera alimentare) sono sorte con l’obiettivo di fornire linee guida alle organizzazioni intente a dimostrare la correttezza di principi e pratiche adottate relativamente alla responsabilità sociale, pur non trattandosi di norme di sistemi di gestione e non essendo definite per scopi di certificazione o per uso normativo o contrattuale. 

  1. UNI PdR 125 – Parità di genere
  • Aree di impatto: governance, risorse umane.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: la prassi di riferimento UNI PdR 125:2022 definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede la strutturazione e adozione di un insieme di indicatori prestazionali (KPI) inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni. La prassi ha l’obiettivo di incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree che presentano maggiori criticità, come le opportunità di carriera, la parità salariale a parità di mansioni, le politiche di gestione delle differenze di genere e la tutela della maternità. L’adozione da parte degli imprenditori e delle imprenditrici della certificazione di genere è sostenuta anche da appositi incentivi di natura fiscale e in materia di appalti pubblici. Inoltre, con i fondi del PNRR, il Dipartimento per le pari opportunità ha attivato misure di accompagnamento e sostegno delle imprese di medie e piccole dimensioni che intendono certificarsi. La linea guida internazionale ISO 53800:2024 rappresenta uno strumento fondamentale per aiutare le organizzazioni a identificare e rimuovere gli ostacoli che generano il gender gap nel contesto lavorativo. Il documento si allinea perfettamente con gli obiettivi della UNI/PdR 125:2022, offrendo una prospettiva globale particolarmente utile per le organizzazioni che operano in contesti internazionali ed eterogenei. La ISO 53800 introduce inoltre nuovi indicatori di performance che possono essere efficacemente integrati con quelli già presenti nella UNI/PdR 125, potenziando così gli strumenti di analisi per il miglioramento continuo.
  • Cosa attesta la certificazione: affinché le azioni “di Parità di genere” siano efficaci, la prassi di riferimento definisce una serie di indicatori (KPI) percorribili, pertinenti e confrontabili e in grado di guidare il cambiamento e di rappresentare il continuo miglioramento. Per garantire una misurazione olistica del livello di maturità delle singole organizzazioni, sono individuate 6 aree di valutazione per le differenti variabili che contraddistinguono un’organizzazione inclusiva e rispettosa della Parità di genere: cultura e strategia; governance; processi HR; opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda; equità remunerativa per genere; tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Ogni area è contraddistinta da un peso % che contribuisce alla misurazione del livello attuale dell’organizzazione e rispetto al quale viene misurato il miglioramento nel tempo. Per ciascuna area di valutazione sono stati identificati degli specifici KPI con i quali misurare il grado di maturità dell’organizzazione attraverso un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni, per dare evidenza del miglioramento ottenuto grazie alla varietà degli interventi messi in atto o delle correzioni attivate. I KPI sono di natura quantitativa e qualitativa: i primi sono misurati in termini di variazione percentuale rispetto a un valore interno aziendale o al valore medio di riferimento nazionale o del tipo di attività economica, i secondi in termini di presenza o assenza. Ogni indicatore è associato a un punteggio il cui raggiungimento o meno viene ponderato per il peso dell’area di valutazione: è previsto il raggiungimento del punteggio minimo di sintesi complessivo del 60% per determinare l’accesso alla certificazione da parte dell’organizzazione.
  • Contributi alla sostenibilità: la prassi mira a promuovere una cultura di lavoro sostenibile, che tenga conto del benessere dei dipendenti e della conciliazione lavoro-vita. 
  1. ISO 30415 – Gestione delle risorse umane — Diversità e inclusione
  • Aree di impatto: governance, risorse umane.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: ISO 30415 è una norma internazionale che fornisce una linea guida per le aziende di qualsiasi settore e dimensione, che vogliano adottare un approccio inclusivo che valorizzi le diversità negli ambienti di lavoro. Questo standard si propone di favorire un cambiamento interno alle organizzazioni, guidandole sia nella definizione di obiettivi strategici maggiormente sostenibili sul piano sociale, sia nella costruzione di un rapporto diverso con i propri portatori di interesse. La norma presenta i prerequisiti fondamentali per la D&I, le responsabilità e gli obblighi associati, le azioni raccomandate, le misure suggerite e i potenziali risultati. Riconosce che ogni organizzazione è diversa e che i decisori devono determinare l’approccio più appropriato per integrare la D&I nella propria organizzazione, in base al contesto organizzativo e alle eventuali sfide dirompenti che emergono.
  • Cosa attesta la certificazione: ottenere un’attestazione di terza parte permette di dimostrare la capacità dell’azienda di valorizzare la diversità nell’ambiente di lavoro (genere, razza, disabilità, cultura…) favorendo l’inclusione, consentendo dunque ad essa di comunicare agli stakeholder il proprio impegno in tale ambito.
  • Contributi alla sostenibilità: la ISO 30415 si presenta come un utile strumento operativo per il raggiungimento degli SDGs (obiettivi di sviluppo sostenibile) 5 e 10: parità di genere e riduzione delle diseguaglianze.
  • Fonti: https://www.iso.org/standard/71164.html
  1. Global Reporting Initiative (GRI) – Standard redazione bilancio di sostenibilità
  • Aree di impatto: rendicontazione.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: gli standard GRI sono uno strumento fondamentale per la redazione di bilanci di sostenibilità, che consente alle aziende di comunicare le proprie performance in modo trasparente e di migliorare la propria gestione degli impatti ambientali, sociali e di governance. Forniscono un quadro di riferimento per identificare i temi materiali, stabilire obiettivi di sostenibilità, misurare le performance e comunicare i risultati. Gli standard GRI si dividono in tre categorie principali: gli standard universali, che riguardano l’organizzazione nel suo complesso; gli standard tematici, che si concentrano su specifici temi di sostenibilità; e gli standard settoriali, che forniscono linee guida specifiche per alcuni settori. L’utilizzo degli standard GRI aiuta le aziende a migliorare la propria performance di sostenibilità, a ridurre i rischi legati all’ESG e a rispondere alle aspettative degli stakeholder. Redigere un bilancio di sostenibilità consente all’organizzazione di definire la propria mission e, attraverso il confronto con gli stakeholder, di capire quale sia la l’immagine aziendale percepita da questi ultimi e come sia possibile migliorarla attraverso una corretta strategia comunicativa.
  • Cosa attesta la certificazione: l’utilizzo degli standard GRI può essere ulteriormente valorizzato attraverso processi di audit, che permettono di verificare la qualità e la credibilità delle informazioni riportate nei bilanci di sostenibilità
  • Contributi alla sostenibilità: comunicare la sostenibilità è un esercizio decisivo non solo per dimostrare all’esterno tutti gli sforzi sostenuti in tale ambito da un’organizzazione, ma altresì per individuare margini di miglioramento nelle azioni intraprese per raggiungere obiettivi ambientali, sociali, economici e di governance chiaramente definiti.

In coda alla rassegna degli schemi di certificazione volontari, si segnala quello relativo al turismo sostenibile, in considerazione del fatto che l’economia del turismo legata ai prodotti IG, strettamente connessi ai territori d’origine, ha assunto negli anni progressiva rilevanza, riflettendo tra l’altro la crescente vocazione multifunzionale degli operatori inseriti nei circuiti della qualità certificata. Le statistiche in questo ambito convergono nel segnalare che tra le motivazioni principali che inducono i turisti a visitare le aree rurali interne è diventata ormai centrale l’attenzione all’enogastronomia di qualità tipica dei territori, costituita perlopiù da prodotti DOP-IGP. Quest’ultima, a sua volta, oltre a rappresentare un valore economico di assoluto rilievo diventa veicolo di promozione culturale in grado di rafforzare il legame tra visitatore e i luoghi esplorati.  

  1. ISO 21401 – Turismo e servizi correlati — Sistema di gestione della sostenibilità per le strutture ricettive
  • Aree di impatto: gestione strutture ricettive; buone pratiche ambientali, sociali ed economiche.
  • Obiettivi/Finalità dello schema: questa norma internazionale stabilisce i requisiti per un Sistema di Gestione per la Sostenibilità nelle strutture ricettive, considerando aspetti ambientali, sociali ed economici. La sua implementazione può aiutare le strutture e le destinazioni turistiche a migliorare la propria immagine, attrarre turisti più consapevoli e contribuire a un turismo più sostenibile in generale. La norma è applicabile a qualsiasi struttura ricettiva, indipendentemente dalla sua tipologia e dimensione, che desideri adottare una politica di sostenibilità definita da obiettivi progressivi e verificabili. Compito dell’impresa è minimizzare gli impatti negativi dell’attività ricettiva sull’ambiente massimizzando quelli positivi, contribuire allo sviluppo economico e sociale dei collaboratori e delle comunità locali, rispettare e promuovere il patrimonio culturale del territorio.
  • Cosa attesta la certificazione: per prepararsi all’audit secondo la ISO 21401 l’azienda si impegna a implementare il Sistema di Gestione per la Sostenibilità in base a quanto prescritto dalla norma. L’audit dell’Ente di certificazione prevede verifiche documentali e presso la struttura. Se emergono eventuali non conformità, l’azienda è tenuta a risolverli nei tempi prescritti e la pratica viene in seguito riesaminata. Al termine del processo viene emesso il certificato secondo la ISO 21401. Ai fini del mantenimento della certificazione, la struttura è soggetta a sorveglianza annuale. L’audit di sorveglianza si svolge in un’unica occasione, interamente presso la struttura. La certificazione ha valenza triennale, quindi al terzo anno viene effettuato l’audit di rinnovo.
  • Contributi alla sostenibilità: l’implementazione di buone pratiche ambientali, sociali ed economiche nell’ambito delle attività di accoglienza turistica migliora la visibilità e reputazione sui mercati dell’azienda, migliora la capacità di gestione delle emergenze ambientali, degli incidenti in azienda e della sicurezza dei lavoratori ed ospiti, rafforza il legame con il territorio e la comunità locale, aumenta la competitività della struttura in modo equo, inclusivo e sostenibile.