I Consorzi di Tutela in Italia
La legislazione europea assegna ai “Gruppi di Produttori” un ruolo fondamentale nella gestione (in senso lato) dei prodotti a Indicazione Geografica.
A prescindere dalla forma giuridica che assumono nei diversi Stati membri UE, i suddetti Gruppi raccolgono un insieme di operatori economici coinvolti nelle singole filiere produttive a cui spetta, in primo luogo, la tutela e la promozione delle rispettive IG.
In Italia questo compito viene assolto dai Consorzi di Tutela, organismi istituiti su base volontaria tra operatori delle filiere, che possono esercitare la propria funzione di natura pubblicistica – su incarico triennale (rinnovabile) del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste attraverso appositi decreti di riconoscimento – qualora dimostrino un’adeguata rappresentatività della produzione a IG tutelata (es. 66% per le IG agroalimentari) e siano dotati di uno statuto conforme alle prescrizioni ministeriali.
I Consorzi sono costituiti ai sensi dell’art. 2602 del Codice civile (“Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese”) ed esercitano le proprie funzioni secondo quanto stabilito da specifiche leggi dello Stato italiano, a partire dall’art. 14 della Legge n. 526/1999 per le produzioni agroalimentari DOP-IGP o, nel caso dei Consorzi di tutela vitivinicoli, dall’art. 41 della Legge n. 238/2016.
Tali funzioni consistono nella tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alle denominazioni, distinte dalle attività di controllo che vengono esercitate da organismi terzi autorizzati dal M.A.S.A.F.
Con la riforma a livello europeo del sistema delle Indicazioni Geografiche introdotta dal Regolamento UE 2024/1143, tutte le produzioni del mondo dell’agroalimentare, del vino e delle bevande spiritose a IG confluiscono per la prima volta in un’unica base legislativa, e viene rafforzato il ruolo dei gruppi di produttori riconosciuti (Consorzi di Tutela) dotandoli di strumenti più efficaci per favorire uno sviluppo competitivo e sostenibile del settore delle produzioni di qualità certificata e per meglio rispondere alle nuove istanze dei consumatori e della società.
Oltre ad attuare una semplificazione burocratica e procedurale per facilitare la registrazione delle denominazioni e la modifica dei disciplinari, la riforma riconosce la validità del modello dei Consorzi di Tutela italiani, assegnando ai gruppi maggiori responsabilità e strumenti in materia di:
- lotta alle pratiche svalorizzanti, con la possibilità di «geo-bloccare» i domini internet che utilizzano impropriamente le IG;
- protezione delle IG utilizzate come ingredienti in alimenti trasformati, obbligando gli utilizzatori ad indicare in etichetta la percentuale di prodotto IG presente all’interno del prodotto trasformato e ad informare per iscritto i gruppi riconosciuti (Consorzi) dell’utilizzo della stessa IG, vietando altresì l’utilizzo di altri prodotti comparabili alla IG;
- protezione internazionale, impedendo le richieste di registrazione di menzioni tradizionali, in quanto identiche o evocative di nomi di DOP-IGP (es. prosek croato), o lo sfruttamento indebito della reputazione delle IG tramite norme tecniche nazionali (es. aceto balsamico sloveno); viene altresì rafforzato il ruolo del gruppo di produttori riconosciuto nella procedura di registrazione delle IG dell’Unione nel registro internazionale ai sensi dell’atto di Ginevra che consente un’efficace protezione in tutti i Paesi firmatari;
- gestione dell’offerta, consentendo l’adozione a tutte le filiere dei piani di regolazione dell’offerta – nell’ottica di favorire un equilibrio con la domanda di mercato, contribuendo così alla sostenibilità economica del settore e alla stabilità dei prezzi – nonché la loro estensione temporale da 3 a 6 anni, o la possibilità di redigere clausole di condivisione del valore lungo la filiera per i membri dei Consorzi;
- turismo DOP, con il riconoscimento del ruolo dei gruppi di produttori nella promozione e gestione delle attività di turismo enogastronomico, nell’ottica di sviluppare i servizi in questo ambito erogati nelle aree legate alle Indicazioni Geografiche.
Dalla riforma IG emergono, infine, novità di rilievo sul fronte della sostenibilità. Il legislatore europeo riconosce ai gruppi di produttori la dovuta importanza e visibilità quali attori determinanti nella transizione del sistema IG verso la sostenibilità. Viene dunque introdotta la possibilità di concordare impegni tra tutti i soggetti rientranti nella DOP-IGP, individuando una serie di pratiche sostenibili (ambientali, economiche, sociali) di cui i Consorzi, e di riflesso gli stessi operatori, dovranno tener conto nello svolgimento della loro attività, e di redigere e pubblicare una relazione sulla sostenibilità per comunicare in modo chiaro e trasparente gli impegni assunti e gli sforzi compiuti in tale ambito lungo tutta la filiera IG.
A livello nazionale, il M.A.S.A.F. sta lavorando al dossier della disciplina legislativa italiana di attuazione della riforma IG, che implica, tra l’altro, un aggiornamento delle norme nazionali riguardanti i gruppi di produttori, ampliando le attività che i Consorzi di Tutela possono esercitare, e predisponendo le regole relative al loro riconoscimento e alla loro gestione, in particolare su procedure, requisiti e contributi erga omnes.