Associazione Europea
Cultura Innovazione Sostenibilità

Ricerca Scientifica su IG & Sostenibilità

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le pubblicazioni e si è notevolmente ampliata la platea di ricercatori che indagano le IG come strumento di sviluppo rurale e di crescita socio-economica delle aree interne, dimostrando, con approccio e metodo scientifico, il contributo che esse apportano in termini di raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. 

Al di là dei singoli lavori offerti da team di ricerca operanti in ambito universitario, in Italia e all’estero, un impulso decisivo al networking e allo scambio di conoscenze tra ricercatori ed altri stakeholder è certamente venuto dalle agenzie dell’ONU, a partire dalla FAO, che hanno colto nelle Indicazioni Geografiche un modello di sviluppo replicabile a livello globale, capace di contribuire alla crescita e all’autosufficienza anche di realtà geografiche “marginali”, spesso fondate su economie familiari alquanto fragili e vocate semplicemente all’autoconsumo dei prodotti tradizionali all’interno delle rispettive comunità.

La possibilità che tali produzioni artigiane possano consentire a gruppi di produttori organizzati di dotarsi di regole interne e di perseguire la tutela e la valorizzazione, anche al di fuori del luogo d’origine, di marchi (legati ai medesimi prodotti) riconosciuti affidandosi a norme o a quadri legislativi “ad hoc”, ha indotto FAO a stimolare una riflessione attorno alle IG, favorire il trasferimento di conoscenze tra stakeholder e comunità, senza trascurare di approfondirne parallelamente la validità come modello scientifico.

Di seguito vengono proposte, in sintesi, descrizioni e abstract relative ad una selezione di ricerche scientifiche, provenienti da varie fonti, che mettono in rilievo in particolare il rapporto tra IG & Sostenibilità, a dimostrazione di quanto le produzioni locali di qualità esprimano di per sé “contenuti sostenibili” e, viceversa, come l’implementazione di sistemi integrati di gestione della sostenibilità consenta agli operatori delle DOP-IGP di migliorare le performance ambientali, sociali, economiche e di governance delle rispettive aziende.

La selezione di lavori scientifici proposti è stata raggruppata idealmente per temi prevalenti che mettono in evidenzia particolari aspetti della sostenibilità espressi dalle IG o fattori da considerare (e governare) affinché le stesse Indicazioni Geografiche sviluppino pienamente il proprio potenziale nel contribuire alla transizione verso sistemi alimentari sostenibili.

Gli studi proposti si chiudono con un ultimo raggruppamento dedicato alla filiera lattiero-casearia.

Consorzi, strategie di governance e indicatori per la sostenibilità delle IG

  1. Titolo ricerca: “The Geographical Indication Pathway to Sustainability: A Framework to Assess and Monitor the Contributions of Geographical Indications to Sustainability through a Participatory Process”
  • Autori: Emilie Vandecandelaere, Luis Fernando Samper, Andrés Rey, Ana Daza, Pablo Mejía, Florence Tartanac e Massimo Vittori (FAO e oriGIn)
  • Pubblicazione/Fonte: https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/c7b61289-8c58-4a81-aa9f-2b3f04fde0e9/content
  • Data pubblicazione: 6 luglio 2021
  • Abstract: le Indicazioni Geografiche (IG) sono ampiamente considerate strumenti per contribuire alla sostenibilità (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura – FAO, 2009; 2017), se istituite e gestite correttamente. Sebbene la letteratura non sia sempre concorde sugli effetti positivi delle IG in tutte le dimensioni della sostenibilità (ad esempio, economica, sociale e ambientale), vi sono prove che il coinvolgimento dei produttori di IG in una strategia di sostenibilità possa massimizzare il loro contributo alle diverse componenti dello sviluppo sostenibile. FAO e oriGIn hanno sviluppato la strategia di sostenibilità per le IG (SSGI) per supportare i produttori di Indicazioni Geografiche e le rispettive associazioni, consentendo loro di adottare un approccio partecipativo e basato sul territorio al fine di generare progressi e risultati concreti. A questo proposito è stata condotta una ricerca originale per la creazione di un framework e di un database per la selezione e l’utilizzo di indicatori di sostenibilità pertinenti per le IG. Diversi principi della SSGI hanno guidato il lavoro attraverso un processo iterativo di revisione, selezione e miglioramento degli indicatori pertinenti, mentre la Valutazione della Sostenibilità dell’Alimentazione e dell’Agricoltura (SAFA) ha fornito la struttura per l’allineamento con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e altri framework di sostenibilità ampiamente utilizzati e riconosciuti. Grazie a questo lavoro, è stato possibile caratterizzare un database di 372 indicatori di sostenibilità robusti e rilevanti per le IG, al fine di facilitarne l’utilizzo da parte degli operatori. Lo studio sottolinea l’importanza dell’approccio basato sul territorio e del processo partecipativo e inclusivo, che rappresenta la chiave per l’empowerment e la capacità di sviluppare alleanze. Si concentra inoltre sull’azione e sulla necessità di rafforzare la comunicazione interna ed esterna. I risultati della ricerca costituiscono la premessa per lo studio e la definizione di uno schema di certificazione standard della sostenibilità per le filiere dei prodotti italiani DOP IGP (analogo alla certificazione Equalitas nel comparto vino) promosso da Origin Italia.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: governance, economica, sociale, ambientale e buone pratiche di comunicazione.
  1. Titolo ricerca: “Studio sulla sostenibilità delle piccole e medie IG”
  • Autori: AREPO – Association of European Regions of Produce of Origin
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.arepoquality.eu/wp-content/uploads/2022/06/study-on-the-sustainability-of-sm-gis_executive-summary_it.pdf

  • Data pubblicazione: maggio 2022
  • Abstract: lo studio nasce dalla richiesta di alcune regioni associate ad AREPO di esaminare la sostenibilità delle piccole e medie IG. Più specificamente, la questione deriva dallo studio commissionato dalla Commissione Europea (CE) intitolato “Studio sul valore economico dei sistemi di qualità dell’UE, delle Indicazioni Geografiche (IG) e delle Specialità Tradizionali Garantite (STG)”. La ricerca effettuata evidenzia il grande potenziale del settore IG, confermando il suo impatto positivo come strumento di sviluppo rurale e territoriale. L’impatto positivo è legato principalmente all’aumento del reddito dei produttori, allo sviluppo di un settore ad alta intensità di lavoro, all’incoraggiamento della diversificazione della produzione e al sostegno della promozione. Nello studio si rimarcano anche le esternalità positive, come la conservazione delle tradizioni, il rafforzamento culturale, la strutturazione di una rete sociale attiva, il coordinamento tra i produttori e gli altri attori della catena, la creazione di strutture di governance, l’incoraggiamento del turismo, il marketing territoriale, la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, l’incoraggiamento della concorrenza leale per i produttori, la conservazione dei paesaggi, ecc. Emergono tuttavia, da questo studio e dalla letteratura analizzata, elementi negativi che mostrano significative disparità settoriali. Le disparità sono evidenziate principalmente a livello economico-produttivo e riguardano disparità tra Stati Membri (SM), disparità regionali e anche disparità all’interno di categorie e settori di produzione. I dati sulla produzione economica servono come indicatori dell’esistenza di lacune in alcuni meccanismi. Questi dati sono utili per identificare le possibili aree di intervento. Pertanto, lo studio mira a esaminare la disomogeneità dei sistemi di filiera su diversi livelli, a capire le ragioni che minano la sostenibilità delle filiere delle IG (specialmente le piccole e medie IG) e a indagare sul perché alcune IG diventano improduttive nel tempo. Nel concludere lo studio, l’obiettivo dell’AREPO è quello di fornire linee guida e raccomandazioni politiche su possibili strategie per implementare e sostenere la sostenibilità a tutto tondo per le IG di piccole e medie dimensioni. Alla luce dei risultati della ricerca condotta, AREPO propone infatti le seguenti raccomandazioni: rafforzare i gruppi di produttori; snellire le procedure burocratiche; attuare una definizione di sostenibilità a cui fare riferimento nella legislazione europea; aumentare la disponibilità di dati amministrativi e statistici sul regime DOP/IGP a livello dell’UE e degli Stati Membri; investire nella ricerca in campo IG; sostenere il potenziale delle IG in altri settori correlati; continuare a sostenere la politica di promozione dei prodotti IG; creare un forum di scambio sulle IG; fornire un supporto adeguato alla digitalizzazione; aumentare educazione e consapevolezza del sistema IG; stimolare la pubblicazione di guide regionali e locali su misura come materiale di formazione rivolto ai diversi attori della filiera; rafforzare lo scambio di buone pratiche e informazioni tra i diversi attori del sistema; campagne di comunicazione attiva; rafforzare la governance a tutti i livelli; promuovere l’integrazione di misure volontarie sulla sostenibilità ambientale.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: economica, sociale, ambientale, governance.
  1. Titolo ricerca: “The economic, environmental and social performance of European certified food”
  • Autori: Valentin Bellassen, Marion Drut, Mohamed Hilal, Antonio Bodini, Michele Donati, Matthieu Duboys de Labarre, Jelena Filipović, Lisa Gauvrit, José M. Gil, Viet Hoang, Agata Malak-Rawlikowska, Konstadinos Mattas, Sylvette Monier-Dilhan, Paul Muller, Orachos Napasintuwong, Jack Peerlings, Thomas Poméon, Marina Tomić Maksan, Áron Török, Mario Veneziani, Gunnar Vittersø, Filippo Arfini (autori provenienti da varie università)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0921800921003037?via%3Dihub

  • Data pubblicazione: 5 ottobre 2021
  • Abstract: per verificare se gli alimenti certificati dall’UE – in questo caso biologici e con Indicazione Geografica – siano più sostenibili di un riferimento convenzionale, i ricercatori hanno sviluppato 25 indicatori che coprono i tre pilastri della sostenibilità. I dati originali sono stati raccolti su 52 prodotti a livello di azienda agricola, trasformazione e vendita al dettaglio, consentendo la stima di circa 2000 valori di indicatori. L’aspetto più sorprendente è che, nel campione analizzato, gli alimenti certificati superano i loro riferimenti non certificati nella maggior parte degli indicatori economici e sociali. Per quanto riguarda i principali indicatori ambientali – impronta di carbonio e impronta idrica – le loro prestazioni sono simili. Sebbene gli alimenti certificati siano più costosi del 61%, la performance extra per euro è comparabile a quella dei classici interventi politici per migliorare la sostenibilità alimentare, come sussidi o tasse. Nel complesso, i risultati legittimano le recenti iniziative attraverso standard che coprono aspetti di sostenibilità più ampi.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economica, governance politica.
  1. Titolo ricerca: “Le rôle potentiel des indications géographiques dans les transitions agroécologiques : extension du cadre IAD/SES”
  • Autori: Armelle Mazé, Virginie Baritaux, Mathilde Geay-Galitre, Etienne Polge, Marie-Odile Nozières-Petit (autori provenienti da varie università e istituti di ricerca)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://hal.science/hal-04845244v1

  • Data pubblicazione: 18 dicembre 2024
  • Abstract: per oltre un secolo, lo sviluppo delle Indicazioni Geografiche (IG) ha svolto un ruolo importante nelle dinamiche di sviluppo territoriale in Francia, nonché nella conservazione dei prodotti agricoli e delle specialità culinarie locali, in un contesto di modernizzazione e intensificazione dell’agricoltura e di standardizzazione dei prodotti alimentari avviato dopo la Seconda Guerra Mondiale. I sistemi di produzione delle Indicazioni Geografiche sono approcci localizzati basati su un terroir, ovvero sulla specifica combinazione di conoscenze e culture umane, tecniche e ambiente naturale locale. Una dimensione chiave delle IG risiede anche nei loro specifici modelli di azione collettiva e di auto-organizzazione degli attori (in particolare attraverso le Organizzazioni di Difesa e Gestione, ODG), che possono o meno costituire una leva per facilitare l’apprendimento collettivo e il trasferimento di conoscenze. Il progetto GingKo mira a esaminare le diverse strategie sviluppate dai sistemi di IG nel contesto della transizione agroecologica (evoluzione dei disciplinari, dei sistemi e delle pratiche di produzione, co-certificazioni ambientali o biologiche, ecc.), nonché le specifiche sfide socio-economiche delle IG verso sistemi socio-ecologici più sostenibili. La proposta dei ricercatori francesi mira ad ampliare il quadro IAD/SES di Ostrom (2009) definendo le IG come beni comuni della conoscenza. Data l’importanza dell'”approccio basato sull’evidenza” nello stabilire il legame specifico con il terroir, i sistemi IG offrono uno studio sul campo particolarmente interessante per analizzare le interazioni tra beni comuni naturali e beni comuni della conoscenza e l’importanza del concetto di radicamento territoriale o ecologico. Come suggeriscono alcuni studiosi, l’analisi delle transizioni richiede modalità di indagine orientate al processo che possono essere intese come descrizione, analisi e spiegazione del cosa, del perché e del come di una certa sequenza di azioni individuali e collettive. Pertanto, viene suggerita un’applicazione dinamica del quadro IAD/SES ai sistemi a IG, concentrandosi sui loro sistemi di governance e sulle pratiche agroecologiche per esaminare i processi e identificare potenziali leve per le transizioni agroecologiche. Per tracciare questi processi di transizione, gli autori propongono di adottare un approccio basato sulla modellazione di traiettorie a partire da dati secondari e un metodo misto ispirato al metodo narrativo quantificato che consente loro di comprendere e descrivere i cambiamenti nel tempo. Questo approccio consente di identificare le situazioni di azione, gli attori coinvolti e i risultati associati, nonché di identificare i cambiamenti nelle componenti dell’IG. Analizzando le dinamiche del SES nel tempo, è possibile comprendere le relazioni causali tra i processi in atto e le dinamiche economiche e sociali che circondano le IG, influenzando sia il loro ambiente che lo sviluppo di sistemi più resilienti.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Il percorso efficiente dei Consorzi di tutela per gestire i rischi territoriali e tutelare la qualità delle IG”
  • Autori: Chiara Colamartino, Anna Rita Dipierro (Università LUM Giuseppe Degennaro)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://ricerca.lum.it/handle/20.500.12572/22272

  • Data pubblicazione: 1 gennaio 2024
  • Abstract: il mercato dei prodotti agroalimentari che detengono le denominazioni DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) è caratterizzato da imprese interconnesse con il territorio. La collaborazione tra imprese avviene frequentemente attraverso la riduzione di costi e la condivisione di benefici. Per raggiungere questo obiettivo la forma consortile è stata ampiamente sfruttata nel contesto italiano. L’Italia è nota anche per i suoi prodotti di alta qualità, la vocazione alla cooperazione e l’alta adattabilità a territori soggetti a dissesto idrogeologico. Questo studio valuta il livello di efficienza delle imprese italiane nei consorzi, affermando che nel processo di input-output vi sia l’influenza di due fattori esterni: il rischio fisico della sede delle imprese e la vocazione alla cooperazione. Sono stati calcolati i punteggi tramite la Data Envelopment Analysis per 600 imprese produttrici di Indicazioni Geografiche. I punteggi sono stati aggregati in base al Consorzio di tutela di appartenenza. Lo studio ha permesso di esaminare 50 Consorzi nel periodo 2011-2020, sostenendo che la tradizione e l’attitudine alla cooperazione motivino il livello di efficienza dell’industria agroalimentare in linea con il contesto storico regionale di queste forme organizzative. La concentrazione geografica e la prossimità emergono come elementi comuni per le imprese produttrici di IG, fornendo implicazioni per i policy-maker e nuove opportunità per la ricerca futura.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.

Ambiente e cambiamento climatico

  1. Titolo ricerca: “Can Geographical Indications promote environmental sustainability in food supply chains? Insights from a systematic literature review”
  • Autori: Silvia Falasco, Paola Caputo, Paola Garrone (Politecnico di Milano)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S095965262400547X

  • Data pubblicazione: 16 febbraio 2024
  • Abstract: lo studio si propone di mostrare come i prodotti alimentari a Indicazione Geografica siano correlati alla sostenibilità ambientale attraverso una revisione sistematica della letteratura esistente sull’argomento. In primo luogo, le pubblicazioni pertinenti vengono analizzate e classificate facendo riferimento al quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). I risultati mostrano un quadro contraddittorio riguardo alle implicazioni positive e negative della produzione di Indicazioni Geografiche per le diverse componenti della tutela ambientale (ad esempio, SDG 9 o SDG 12). In secondo luogo, l’analisi della letteratura identifica quattro caratteristiche delle IG (ovvero il disciplinare di produzione, la consapevolezza ambientale dei produttori, il ruolo delle istituzioni e il legame con il territorio) che possono mitigare le pressioni ambientali, quando presenti. Infine, dopo l’analisi dell’evoluzione della normativa europea sulle Indicazioni Geografiche, vengono avanzate proposte politiche. In particolare, per migliorare la sostenibilità ambientale dei prodotti a IG, sarebbe opportuno introdurre obiettivi ambientali espliciti nei disciplinari di produzione delle Indicazioni Geografiche, rafforzando al contempo la consapevolezza dei produttori, la cooperazione multidimensionale e il legame con il territorio.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, economica, governance di filiera, buone pratiche di comunicazione.
  1. Titolo ricerca: “Environmental effects of geographical indications and their influential factors: A review of the empirical evidence”
  • Autori: Marja Zattoni Milano e Ademir Antonio Cazella (Universidade Federal de Santa Catarina, Brasile)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666049021000724?via%3Dihub

  • Data pubblicazione: 9 ottobre 2021
  • Abstract: lo studio esplora la relazione tra IG agroalimentari e sostenibilità ambientale, sulla base di una revisione integrata della letteratura scientifica. In teoria, le IG relative ai prodotti agroalimentari sono riconosciute per favorire sistemi di produzione più sostenibili e fanno parte di un insieme di strategie volte a contrastare la nozione di cibo come merce e a promuovere lo sviluppo territoriale. Da una ricerca sistematica, sono stati selezionati e analizzati 28 studi con evidenze empiriche delle performance delle IG. Lo studio ha identificato 16 effetti ambientali positivi e 5 negativi, con gli effetti positivi prevalenti nel Nord del mondo e gli effetti negativi più comuni nel Sud del mondo. Sono stati inoltre identificati sei fattori che favoriscono l’emergere di effetti positivi. In definitiva, ciò che emerge dallo studio delle Indicazioni Geografiche è che possono essere elementi importanti nelle strategie di pianificazione dell’uso del territorio volte alla conservazione. D’altro canto, non sono state riscontrate informazioni sufficienti sulle prestazioni olistiche delle IG nel Sud del mondo.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, governance di filiera.
  1. Titolo ricerca: “Are We Adapting to Climate Change? Evidence from the High-Quality Agri-Food Sector in the Veneto Region”
  • Autori: Dana Salpina, Francesco Pagliacci (Università degli Studi di Padova)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.mdpi.com/2071-1050/14/18/11482

  • Data pubblicazione: 13 settembre 2022
  • Abstract: l’adattamento ai cambiamenti climatici è un tema di crescente preoccupazione per il settore agroalimentare, in particolare per le Indicazioni Geografiche (IG). Le IG agroalimentari sono profondamente radicate nel concetto di terroir, i cui aspetti chiave possono essere alterati dai cambiamenti climatici. In questo contesto, comprendere se e come gli attori coinvolti nella produzione di IG agroalimentari si stiano adattando ai cambiamenti climatici è fondamentale, così come evidenziare il ruolo svolto dagli incentivi economici o dai sussidi nell’attuazione delle misure di adattamento. Per rispondere a queste domande, la ricerca si concentra sul caso del settore agroalimentare della Regione Veneto. In primo luogo, viene identificato un sottocampione di IG agroalimentari. In secondo luogo, viene implementato un approccio misto, che include 14 interviste semi-strutturate in profondità con informatori chiave e due focus group per analizzare gli effetti legati ai cambiamenti climatici e all’attuazione delle misure di adattamento. Si osservano diversi livelli di preoccupazione riguardo agli effetti dei cambiamenti climatici. Analogamente, l’implementazione di misure di adattamento varia notevolmente in relazione al tipo di IG (ad esempio, basata su animali o vegetali), al sistema colturale (annuali o permanenti) e all’altitudine delle aree di produzione (ad esempio, montagne o pianura). Inoltre, vengono delineati diversi gruppi di barriere all’adattamento, tra cui quelle comportamentali, socioeconomiche, legate alle politiche e alla governance, informative e strutturali. Vengono suggerite diverse raccomandazioni: il riconoscimento de jure delle attuali funzioni di alcuni Consorzi e Organizzazioni di Produttori, l’estensione delle strategie di adattamento oltre il sistema delle IG attraverso la cooperazione e reti istituzionalizzate e lo sviluppo di sistemi di fornitura di conoscenza basati su approcci partecipativi.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economica, governance di filiera.
  1. Titolo ricerca: “Adapting the designated area of geographical indications to climate change”
  • Autori: Loïc Henry (Université Paris-Dauphine)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ajae.12358

  • Data pubblicazione: 24 novembre 2022
  • Abstract: questo articolo esamina la rilocalizzazione dell’offerta agricola di prodotti a Indicazione Geografica (IG) come opzione per adattarsi al cambiamento climatico. L’autore sviluppa un quadro di riferimento che collega la delimitazione dell’area di produzione del prodotto IG alla distribuzione di specifiche caratteristiche geografiche e alla loro influenza sulla qualità del prodotto e sui corrispondenti vantaggi comparativi. Il modello può quindi studiare come l’area di produzione IG risponde ai cambiamenti climatici nelle condizioni di produzione. Il modello elaborato mostra che l’area di produzione IG può espandersi marginalmente con il peggioramento delle condizioni di produzione dovuto al cambiamento climatico, ma potrebbe scomparire in caso di degradi più gravi. Questa opportunità di rilocalizzazione delle IG dipende dal raggiungimento di un attento equilibrio tra la mitigazione delle perdite di resa indotte dal clima e alterazione della qualità, ma è anche minacciata dalle barriere politico-economiche che regolano la ridistribuzione delle rendite derivanti dalle IG. Nel complesso, lo studio mira ad aprire nuove strade di ricerca sulla misura in cui localismo, autenticità e costanza, principi che hanno contribuito al successo delle IG, influenzino il loro adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, economica, governance di filiera.

Sviluppo locale e innovazione

  1. Titolo ricerca: “Geographical Indications and local development: the strength of territorial embeddedness”
  • Autori: Riccardo Crescenzi (London School of Economics and Political Science), Fabrizio De Filippis, Mara Giua, Cristina Vaquero-Piñeiro (Università degli Studi Roma Tre)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/00343404.2021.1946499

  • Data pubblicazione: 29 luglio 2021
  • Abstract: le Indicazioni Geografiche (IG) possono promuovere lo sviluppo economico locale nelle aree rurali? Questo articolo scientifico esplora l’impatto delle IG che identificano e valorizzano prodotti agroalimentari strettamente radicati nel territorio di origine. L’analisi del vino italiano protetto da IG attraverso un dataset innovativo e mediante modelli di propensity score matching e difference-in-differences consente di confrontare le traiettorie di sviluppo economico locale dei comuni rurali a cui sono state assegnate IG con le corrispondenti dinamiche di un gruppo controfattuale di comuni simili senza IG dal 1951. I comuni rurali con IG sperimentano una crescita demografica e una riorganizzazione economica verso settori non agricoli, che spesso comportano attività a più alto valore aggiunto.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “How do local factors shape the regional adoption of geographical indications in Europe? Evidences from France, Italy and Spain”
  • Autori: Leonardo Cei, Gianluca Stefani, Edi Defrancesco (Università di Padova e di Firenze)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0306919221001500

  • Data pubblicazione: 12 ottobre 2021
  • Abstract: la diffusione delle Indicazioni Geografiche è piuttosto eterogenea all’interno dell’Unione europea. Alcune aree presentano un numero elevato di prodotti IG registrati, mentre altre utilizzano scarsamente questo strumento politico. Nello studio, viene indagata la relazione tra diversi fattori ambientali e socioeconomici e il grado di utilizzo delle IG a livello regionale nei tre principali paesi in termini di prodotti IG registrati: Italia, Francia e Spagna. A tal fine, è stato implementato un modello di infrequenza di acquisto che consente di stimare due serie di parametri. In questo modo, è possibile stimare l’effetto di ciascun fattore su due misure: la probabilità di osservare una nuova registrazione di IG in una regione e la variazione dell’intensità della protezione. I risultati mostrano che le condizioni di marginalità, come la presenza di aree svantaggiate o la lontananza di un’area, la propensione dei produttori a cooperare e la tradizione passata di registrazione dei prodotti IG sono i principali determinanti del grado di protezione ricercato attraverso le etichette IG. Ciò consente di trarre conclusioni interessanti sull’efficacia della policy sulle Indicazioni Geografiche nel rivolgersi alle aree meno sviluppate, nonché di suggerire possibili modi per stimolare ulteriormente l’uso delle IG per proteggere i prodotti locali.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, ambientale, governance.
  1. Titolo ricerca: “Geographical Indication as a Strategy to Revive Small-Scale Agriculture: Evaluating Prospects for Geographical Indication Commodities as a Value-added Mechanism for Sustainable Agriculture”
  • Autori: Gianni Petino (Università di Catania), Jeffrey Wilson, Angela Babb, Donata Napoli (Accademia delle Belle Arti Palermo), Carl Ipsen, McKenna Conway, Siddharth Das, Kamila Czebotar & Daniel C. Knudsen (Indiana University Bloomington)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.researchgate.net/publication/381117051_Geographical_Indication_as_a_Strategy_to_Revive_Small-Scale_Agriculture_Evaluating_Prospects_for_Geographical_Indication_Commodities_as_a_Value-added_Mechanism_for_Sustainable_Agriculture

  • Data pubblicazione: giugno 2024
  • Abstract: lo scopo dello studio è quello di trasmettere i risultati di un’indagine sulla capacità delle Indicazioni Geografiche di aumentare la redditività dell’agricoltura su piccola scala nell’UE e negli Stati Uniti e, di conseguenza, di rilanciare e sostenere le piccole comunità agricole in cui vivono i produttori. L’UE ha da tempo adottato una politica di utilizzo delle IG per differenziare i propri prodotti in Europa e nell’economia globale. Di conseguenza, è possibile imparare molto dall’esperienza europea. Gli Stati Uniti hanno relativamente poco background in questo senso, ma esistono esempi. L’analisi prende avvio esaminando tre casi in Sicilia prima di passare a quelli negli Stati Uniti. La scelta della Sicilia come sede di indagine europea è sia pragmatica (due degli autori ricoprono posizioni di docenza in Sicilia) sia pratica, in quanto l’utilizzo di esempi siciliani offre un periodo di tempo relativamente breve per valutare gli effetti delle IG. A differenza dei prodotti delle aree centrali dell’UE, in particolare della Francia, i prodotti siciliani sono stati registrati relativamente di recente nell’elenco dei prodotti a IG ufficiali dell’UE. Di conseguenza, è più facile comprendere il loro percorso verso la registrazione ufficiale e molti degli individui coinvolti sono ancora in vita, consentendo così di effettuare interviste per comprendere il processo di registrazione in dettaglio. Nell’indagine sui prodotti a IG in Sicilia, gli studiosi si concentrano esplicitamente su sei punti: come sono/erano organizzate le IG? Quali criteri devono soddisfare? Quali benefici economici offrono le IG? Quali benefici sociali e culturali offrono (preservazione dello stile di vita, sviluppo della comunità, ecc.)? Quali svantaggi si verificano quando le IG vengono organizzate? Quanto sono resilienti ai cambiamenti climatici e agli shock socioeconomici periodici come la pandemia di Covid-19? Come potrebbero essere trasferite ad altri paesi extra-UE e, in particolare, agli Stati Uniti? Dopo aver esaminato in dettaglio tre IG siciliane, l’analisi è passata a quanto accade in Usa. Negli Stati Uniti, le IG esistono in due forme: le Aree Vinicole Americane (American Vinicultural Areas-AVA), governate dal governo statunitense sotto la supervisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, e quelle come le Arance della Florida e le Mele di Washington, che sono disciplinate congiuntamente dai regolamenti di mercato dell’USDA e dalla legge statunitense sui trademark. Nell’articolo vengono esaminati entrambi questi sistemi. Infine, vengono analizzate le possibilità di un potenziale prodotto storico, i cachi delle Indiana Uplands. L’analisi conclude intravedendo prospettive positive di una più ampia adozione delle IG anche negli Stati Uniti, in ragione dei molteplici benefici che essere apportano ai diversi territori (tra gli altri: aumento dei prezzi nella misura in cui la ricchezza prodotta viene redistribuita nelle economie locali; occupazione crescente in agricoltura, con la partecipazione del genere femminile e con lavoro di qualità per tutta la forza lavoro; controllo della qualità e della quantità esercitato dai Consorzi di tutela per mantenere la qualifica DOP o IGP; resistenza agli shock climatici e pandemici). L’IG, conclude la ricerca, non è una panacea, ma potrebbe essere uno strumento per rivitalizzare l’economia rurale degli Stati Uniti.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, ambientale, governance.
  1. Titolo ricerca: “Geographical Indications and Innovation: Evidence from EU regions”
  • Autori: S. Stranieri, L. Orsi, I. De Noni, A. Olper (Università degli Studi di Milano)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://air.unimi.it/handle/2434/957520

  • Data pubblicazione: aprile 2023
  • Abstract: comprendere la relazione tra diffusione delle Indicazioni Geografiche e innovazione nel settore agroalimentare rappresenta un’area di ricerca rilevante, non ancora adeguatamente affrontata dalla letteratura attuale. Il contributo degli autori dello studio mira a colmare questa lacuna indagando in che misura la diffusione dei prodotti a IG nelle regioni dell’UE influenzi l’innovazione tecnologica. Viene dunque indagato questo tema attraverso un modello neo-schumpeteriano di “distance-to-the-frontier”, secondo il quale la relazione tra diffusione delle IG e innovazione è non-monotona e dipende dalla distanza delle imprese e dei sistemi locali dalla frontiera tecnologica. Per testare questa intuizione, gli studiosi costruiscono un dataset longitudinale originale che include informazioni sulle IG e sui brevetti agroalimentari in 265 regioni dell’UE nel periodo 1996-2014. Utilizzando diversi valutatori e proxy differenti per le attività innovative, viene dimostrato che la diffusione delle IG influenza le attività innovative, a seconda della distanza della regione dalla frontiera tecnologica. In altre parole, la diffusione delle IG riduce leggermente l’innovazione e la crescita nelle regioni prossime alla frontiera tecnologica, ma le stimola in quelle più arretrate. Questi risultati hanno importanti implicazioni politiche.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Managing the tradition and innovation paradox of the agribusiness industry: the impact of the network on operating, financial and social performance”
  • Autori: Andrea Rey, Giovanni Catello Landi (Università degli Studi di Napoli Federico II); Francesco Agliata (Università della Campania Luigi Vanvitelli), Mavie Cardi (Università Link Campus Roma)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.emerald.com/jic/article-abstract/24/6/1447/226564/Managing-the-tradition-and-innovation-paradox-of

  • Data pubblicazione: 28 giugno 2023
  • Abstract: lo studio si propone di indagare il ruolo della rete nella gestione del paradosso tradizione-innovazione nel settore agroalimentare. In particolare, mira a dimostrare che le aziende agroalimentari possono innovare attraverso la tradizione, unendosi a una rete, per catturare il modo in cui il capitale intellettuale (IC) viene creato, condiviso e trasformato. Gli autori hanno affrontato lo studio utilizzando il framework concettuale del capitale sociale, considerando la rete un fattore determinante del capitale sociale, che migliora la capacità dell’organizzazione di condividere, creare e utilizzare la conoscenza. Successivamente, gli autori hanno utilizzato anche la teoria della strategia territoriale estesa. Hanno altresì ricavato evidenze empiriche dalle aziende appartenenti al Consorzio della Pasta di Gragnano IGP (Consorzio). Gli autori hanno infine utilizzato un approccio quantitativo, effettuando un’analisi di dati panel. I risultati hanno suggerito che l’appartenenza al Consorzio ha avuto un impatto positivo sulla performance operativa, sulla performance finanziaria e sul contesto in cui operano le imprese consorziate. Pertanto, far parte di una rete aiuta le imprese a innovare in un settore tradizionale. Gli autori sostengono, tra l’altro, che i decisori politici dovrebbero attuare nuove riforme che facilitino la formazione di reti, soprattutto in contesti socio-economici con un tasso di disoccupazione elevato.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Terroir takes on technology: Geographical indications, agri-food innovation, and regional competitiveness in Europe”
  • Autori: Stefanella Stranieri, Luigi Orsi, Federico Zilia, Ivan De Noni, Alessandro Olper (Università degli Studi di Milano, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia, LICOS – Centre for Institution and Economic Performance, KU Leuven, Belgio)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0743016724001724

  • Data pubblicazione: 1 agosto 2024
  • Abstract: nel settore agroalimentare, le imprese e i sistemi locali possono utilizzare sia le Indicazioni Geografiche che i progressi tecnologici come asset strategici chiave per la crescita in molte regioni europee, ma il contributo combinato delle IG e delle attività di innovazione all’economia delle regioni europee è ancora poco studiato. Lo studio mira a comprendere come le Indicazioni Geografiche e l’innovazione agroalimentare influenzino la competitività dell’agricoltura e dell’industria alimentare nelle regioni europee e come queste strategie interagiscano. Per raggiungere questo obiettivo, è stato organizzato un set di dati longitudinale e originale, che include dati relativi alle IG e ai brevetti agroalimentari di regioni europee tra il 1996 e il 2014. I dati relativi alle Indicazioni Geografiche e ai brevetti agroalimentari provengono rispettivamente dai database eAmbrosia e OECD RegPat. I risultati mostrano che le Indicazioni Geografiche hanno un impatto positivo e significativo sulla competitività regionale, mentre l’effetto delle innovazioni agroalimentari è controverso. Le implicazioni di questi risultati in termini di progettazione delle politiche sono ulteriormente discusse.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.

Mercato e consumatori

  1. Titolo ricerca: “Do Territories with Geographical Indications Trade Better?”
  • Autori: Mara Giua, Luca Salvatici, Cristina Vaquero-Piñeiro (Università Roma Tre), Roberto Solazzo (CREA)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://link.springer.com/article/10.1007/s40797-024-00269-3

  • Data pubblicazione: 21 marzo 2024
  • Abstract: nello specifico, lo studio si concentra sull’impatto del sistema europeo delle IG sulle dinamiche delle esportazioni del settore vinicolo dei comuni italiani. I risultati suggeriscono che le IG hanno un impatto positivo sulle performance delle esportazioni di vino. Inoltre, l’impatto positivo delle IG si estende all’intero settore agroalimentare: prendendo come riferimento comuni similari non a IG, i comuni a IG hanno registrato un maggiore aumento del valore, del volume e del valore unitario delle esportazioni sia nel settore vinicolo che in quello agroalimentare nel suo complesso. L’impatto positivo riguarda sia i flussi commerciali extra-UE che intra-UE ed è confermato sia per le aree rurali che per i comuni appartenenti a regioni con istituzioni deboli.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Geographical indications’ prices and marketing margins: the role of group size, longevity and production decisions”
  • Autori: Francesco Bimbo, Alessandro Bonanno, Rosaria Viscecchia (Universita degli Studi di Foggia e Colorado State University)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.emerald.com/bfj/article-abstract/125/1/286/41931/Geographical-indications-prices-and-marketing

  • Data pubblicazione: 28 marzo 2022
  • Abstract: le etichette dei prodotti a IG mirano a migliorare il reddito di agricoltori e trasformatori. Lo studio analizza come le caratteristiche relative ai gruppi di IG e alla loro reputazione (ad esempio, le dimensioni del gruppo di produttori, la longevità e le decisioni di produzione) siano correlate ai prezzi all’origine, ai prezzi finali (al consumo) e ai margini di mercato. Gli autori utilizzano 8 anni di dati annuali relativi al mercato dell’olio extravergine di oliva (EVOO) italiano a IG, comprendente 46 EVOO a IG. I risultati mostrano che il numero di operatori IG è correlato ai prezzi al consumo, mentre è debolmente correlato ai prezzi all’origine. L’età delle IG non è associata a prezzi al consumo più elevati, mentre i prezzi all’origine sono inferiori per le IG più vecchie rispetto a quelle più giovani. Un tasso di conversione olive/olio più elevato degli agricoltori è associato a prezzi all’origine e al consumo più bassi, mentre il grado di integrazione verticale è correlato a prezzi all’origine più elevati e a una maggiore quota dei margini di mercato destinati ai produttori. Per quanto a loro conoscenza, gli autori offrono la prima prova empirica di come le caratteristiche strutturali e le decisioni di produzione di un gruppo IG siano correlate ai prezzi e ai margini di marketing.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Applying blockchain to quality food products: a marketing perspective”
  • Autori: Enrico Bonetti (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), Chiara Bartoli, Alberto Mattiacci (Università degli Studi di Roma La Sapienza)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.emerald.com/bfj/article-abstract/126/5/2004/1216189/Applying-blockchain-to-quality-food-products-a

  • Data pubblicazione: 18 agosto 2023
  • Abstract: lo scopo di questo articolo scientifico è quello di arricchire le conoscenze sull’implementazione della tecnologia blockchain (BC) nel settore agroalimentare, fornendo un quadro interpretativo delle principali opportunità e sfide di marketing legate all’adozione della BC per i prodotti a Indicazione Geografica. Lo studio adotta un disegno di ricerca qualitativa esplorativa attraverso la tecnica della mappatura cognitiva applicata alla cognizione dei diversi attori del mercato coinvolti nei progetti di BC agroalimentare: agricoltori, distributori, aziende e società di consulenza. Il lavoro di ricerca presenta un’analisi completa dell’impatto del marketing basato sulla conoscenza dei dati (BC) su diversi obiettivi di marketing, tra cui il miglioramento del prodotto, il posizionamento del marchio, le relazioni con i consumatori, l’accesso al mercato e le relazioni con la catena di fornitura. Evidenzia la capacità del BC di facilitare ecosistemi basati sui dati all’interno del settore agroalimentare, coinvolgendo gli attori della catena di fornitura e le agenzie di controllo. Inoltre, lo studio fa luce sulle sfide (tecnologiche, collaborative, politiche, finanziarie e organizzative) associate all’implementazione del BC nel marketing dei prodotti agroalimentari. Lo studio fornisce un’analisi completa della rilevanza della BC nelle attività di marketing delle aziende, in particolare nel contesto dei prodotti alimentari di qualità. Evidenzia le principali aree di impatto ed effetti e sottolinea la complessità del fenomeno, che va oltre le sue problematiche tecniche. Inoltre, offre un’esplorazione sistematica delle sfide associate all’adozione della BC nelle attività di marketing, contribuendo così a una più ampia comprensione delle implicazioni dell’adozione della BC nelle strategie di marketing delle aziende. Le implicazioni pratiche di questo lavoro riguardano sia le aziende di IG che i decisori politici. Le implicazioni per le aziende riguardano i benefici di mercato associati all’implementazione della BC, che consentono un ulteriore rafforzamento del posizionamento di mercato, dei rapporti di fiducia all’interno della catena di fornitura e dell’integrazione tra canali di mercato fisici e digitali. Lo studio sistematizza inoltre le sfide alla base dell’implementazione dei progetti di BC. Le implicazioni per i decisori politici riguardano il ruolo che devono svolgere nei progetti di BC a livello normativo, finanziario e politico.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “The Impact of Protecting EU Geographical Indications in Trade Agreements”
  • Autori: Daniele Curzi (Università di Milano), Martijn Huysmans (Utrecht University)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ajae.12226

  • Data pubblicazione: 7 maggio 2021
  • Abstract: lo studio verifica se la protezione esterna delle Indicazioni Geografiche attraverso accordi commerciali abbia aumentato le esportazioni di IG dell’Unione europea. La risposta è importante per la politica commerciale, poiché la protezione di almeno alcune Indicazioni Geografiche è stata un punto fermo nei recenti negoziati commerciali. Vengono pertanto utilizzati dati dettagliati sulle esportazioni di formaggi, relativi al periodo 2004-2019. L’analisi utilizza i più recenti modelli commerciali che tengono conto della possibilità di flussi commerciali pari a zero per determinati beni. Gli studiosi rilevano che la protezione giuridica delle Indicazioni Geografiche negli accordi commerciali non comporta generalmente un aumento significativo delle esportazioni, al di là degli effetti generali di promozione delle esportazioni degli accordi commerciali. Questa scoperta dovrebbe limitare i timori internazionali che le IG protette possano ampiamente sostituire prodotti comparabili realizzati al di fuori dell’Unione europea. Tuttavia, sebbene non vi sia un effetto significativo in generale, analisi più dettagliate rilevano effetti significativi. In particolare, le Indicazioni Geografiche di qualità superiore e con quote di mercato più elevate beneficiano della maggiore protezione giuridica esterna. Sulla base di queste conclusioni, l’Unione europea potrebbe voler riorientare le sue richieste di protezione delle indicazioni geografiche durante i negoziati commerciali.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “From knowledge to consumption: how consumers perceive food quality“
  • Autori: Ilenia Bravo, Angela Carelli, Lucio Cappelli, Patrizia Papetti (Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.researchgate.net/publication/372628169_From_knowledge_to_consumption_how_consumers_perceive_food_quality

  • Data pubblicazione: ottobre 2022
  • Abstract: l’Italia è un Paese di grandi tradizioni e costumi locali, ogni regione possiede peculiari caratteristiche tipiche, che determinano differenti attributi qualitativi, sensoriali e organolettici nei prodotti alimentari. Questo permette di promuovere la crescita dei marchi certificati DOP e IGP, trasformandola in un importante polo produttivo di eccellenza alimentare “Made in Italy”. La qualità del cibo è legata alla sostenibilità del sistema agroalimentare, un termine sempre più utilizzato in diversi documenti strategici, politiche e piani di sviluppo a livello internazionale, nazionale e locale: “Agenda 2030” (ONU), Politica Agricola Comune (PAC), Green Deal e strategia “Farm to Fork”; che rappresentano anche l’attenzione e l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del consumatore, che desidera essere informato sull’origine e sulla composizione nutrizionale di un alimento. Questo lavoro indaga il comportamento dei consumatori italiani nei confronti dei prodotti certificati attraverso la somministrazione di un sondaggio. Dall’osservazione dei risultati ottenuti emerge che il 90% degli intervistati riconosce i loghi di certificazione e le loro principali differenze; mentre la sicurezza alimentare viene scelta dal 62% dei consumatori per rappresentare il concetto di qualità.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica.

Etichettatura, tracciabilità e sicurezza alimentare

  1. Titolo ricerca: “Adoption of Geographical Indications and origin-related food labels by smes – A systematic literature review”
  • Autori: Hofmeier Marion, Menapace Luisa, Rahbauer Sebastian (Governance in International Agribusiness, TUM School of Management & TUM School of Life Sciences, Technical University of Munich)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2772801323000064

  • Data pubblicazione: febbraio 2023
  • Abstract: un approvvigionamento regionale di prodotti alimentari di alta qualità è considerato sostenibile e auspicabile da consumatori e decisori politici. Le Indicazioni Geografiche e altre etichette di origine contribuiscono a comunicare ai consumatori l’origine regionale degli alimenti. Ciononostante, l’adozione di queste etichette da parte delle piccole e medie imprese (PMI) del settore alimentare è scarsa. Basato su un’ampia revisione della letteratura, questo studio fornisce una sintesi dei risultati empirici esistenti relativi all’adozione di Indicazioni Geografiche e di altre etichette di origine da parte delle piccole e medie imprese del settore alimentare. Presenta un quadro concettuale che riflette la decisione di adozione e getta le basi per l’identificazione degli ostacoli che queste aziende devono affrontare. I fattori di adozione si dividono in interni ed esterni dal punto di vista dell’azienda. I fattori interni includono la personalità del CEO, le caratteristiche aziendali, gli aspetti economici e gli obiettivi strategici. I fattori esterni sono strutturati lungo la catena del valore in produzione primaria, concorrenti, canali di distribuzione del marketing indiretto (come vendita al dettaglio, all’ingrosso ed esportazione) e consumatori. Ulteriori fattori esterni catturano il più ampio contesto istituzionale in cui opera l’azienda e includono Consorzi e cooperative, società di certificazione e governo. La letteratura ha identificato gli aspetti economici e di strategia di marketing come fattori critici per l’adozione, e le prove suggeriscono che le motivazioni altruistiche dei CEO svolgono un ruolo importante. La conoscenza limitata delle Indicazioni Geografiche e di altre etichette di origine e lo sforzo richiesto per ottenere/utilizzare tali etichette sono stati identificati come un ostacolo significativo all’adozione. L’articolo scientifico si conclude con raccomandazioni per i licenziatari di etichette e, più in generale, per i decisori politici. Per aumentare i livelli di adozione delle etichette è necessaria una migliore comunicazione lungo la filiera.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica, governance.
  1. Titolo ricerca: “Does Traceability Lead to Food Authentication? A Systematic Review from A European Perspective”
  • Autori: Maria-Eleni Dimitrakopoulou, Apostolos Vantarakis (Università di Patrasso)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/87559129.2021.1923028

  • Data pubblicazione: 18 maggio 2021
  • Abstract: la sicurezza e la qualità degli alimenti preoccupano sempre di più sia i consumatori che l’intero settore alimentare coinvolto. L’Unione europea ha implementato una legislazione specifica per i prodotti alimentari al fine di monitorarne la sicurezza e la qualità, tutelando al contempo la cultura, la storia e l’economia locale di ciascun Paese. Inoltre, il patrimonio europeo si sta arricchendo con l’istituzione di regimi di qualità come la Denominazione di Origine Protetta (DOP) e l’Indicazione Geografica Protetta (IGP). L’interesse e la preoccupazione dell’Europa per la sicurezza alimentare sono dimostrati anche dal finanziamento continuo del Programma Quadro 5 Horizon 2020. La tracciabilità e l’autenticazione degli alimenti costituiscono parti inscindibili della sicurezza e della qualità degli alimenti. Questa revisione sistematica presenta tecnologie di ricerca innovative utilizzate in Europa per la tracciabilità e l’autenticazione degli alimenti e pubblicate nel periodo 2010-2018. Inoltre, vengono fornite informazioni sul metodo utilizzato, il Paese di origine, la tipologia di alimento e il livello di lavorazione. L’articolo offre un nuovo possibile approccio alla combinazione delle definizioni esistenti di tracciabilità e autenticazione degli alimenti, per quanto riguarda la provenienza degli alimenti.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica.

Nutrizione

  1. Titolo ricerca: “Geographical Indications and their evolving role in sustainable diets: a comparative analysis with Fairtrade and Presidia Slow Food”
  • Autori: Mariagiulia Mariani (Università di Pisa), Barbara Pick (FAO-CIRAD), Aurélie Carimentrand (Université Bordeaux Montaigne)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://shs.hal.science/halshs-04987486v1

  • Data pubblicazione: marzo 2025
  • Abstract: lo studio esamina il ruolo trasformativo delle Indicazioni Geografiche nella promozione di diete sane e sostenibili, in particolare alla luce delle mutevoli aspettative della società. Tradizionalmente focalizzate sulla salvaguardia dei metodi di produzione locali e sulla tutela degli interessi economici dei produttori, le IG sono sempre più riconosciute come catalizzatori di innovazione e sostenibilità all’interno del sistema alimentare. Le IG fungono da strumenti per stabilire la qualità, l’autenticità e il patrimonio culturale dei prodotti alimentari, consentendo ai consumatori di fare scelte consapevoli. Promuovendo il senso di appartenenza e di comunità, le IG contribuiscono a ridefinire il rapporto tra produttori e consumatori, rispondendo alla crescente domanda di trasparenza e sostenibilità nell’approvvigionamento alimentare. Lo studio sostiene che le IG non dovrebbero essere considerate semplicemente come etichette protettive, ma come innovazioni sociali dinamiche che rispondono in modo unico alle sfide contemporanee dei sistemi alimentari. L’indagine esplora come le IG, insieme ad altri due marchi alimentari, ovvero Fairtrade e i Presìdi Slow Food, contribuiscano al progresso collettivo verso un’alimentazione sana e sostenibile. Basandosi sulla differenziazione fondata su criteri di salute e sostenibilità recentemente integrati, queste etichette consentono la formulazione di standard su misura per le sfide specifiche affrontate nelle rispettive aree di produzione. Ogni etichetta definisce le proprie ambizioni, regole e adattamenti in modo pragmatico, rappresentando la propria “promessa di differenza”. Questa evoluzione riflette la capacità degli stakeholder di immaginare e implementare nuove forme di organizzazione collettiva, sebbene i risultati siano talvolta controversi. La prima parte della presentazione analizza come le IG e le altre etichette studiate si siano evolute per incorporare criteri di salute e sostenibilità, illustrando il loro potenziale di influenzare modelli alimentari più ampi. La seconda parte esamina le opportunità e le sfide che queste etichette incontrano nel promuovere un sistema alimentare sostenibile, garantendo al contempo che le comunità locali traggano benefici economici e sociali. Evidenziando i contributi, i punti di forza e i limiti distintivi delle IG, accanto a Fairtrade e Presìdi, gli studiosi sottolineano la necessità che le etichette alimentari si adattino alle esigenze di un mondo in continua evoluzione. Sostengono altresì che le Indicazioni Geografiche, attraverso i loro legami radicati con i contesti locali e la governance collaborativa, possono contribuire efficacemente a un sistema alimentare più sostenibile ed equo, che soddisfi le diverse esigenze sia dei consumatori che dei produttori.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica.

Turismo

  1. Titolo ricerca: “Geographical indications and traditional products as the basis of enogastronomic tourism: significance for the development of rural communities (on the example of Italy)”
  • Autori: Oksana V. Arion (Taras Shevchenko National University of Kyiv)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://geology-dnu.dp.ua/index.php/GG/article/view/1095

  • Data pubblicazione: 23 marzo 2024
  • Abstract: lo studio è dedicato all’esplorazione delle Indicazioni Geografiche e dei prodotti tradizionali come fondamento per lo sviluppo del turismo gastronomico e del loro impatto collettivo sullo sviluppo delle comunità rurali. L’Italia è stata scelta come oggetto di ricerca: una delle destinazioni turistiche più popolari al mondo, un paese con il maggior numero di IG registrate e una consolidata tradizione di turismo rurale. Analizzare l’esperienza italiana in merito al contributo dei prodotti tradizionali e delle IG allo sviluppo del turismo nazionale e all’economia delle comunità rurali e dello Stato nel suo complesso consente di valutare i vettori di sviluppo dell’Ucraina in questo campo. I dati statistici dell’Organizzazione Mondiale del Turismo hanno confermato la posizione stabile dell’Italia nel turismo globale (quinto posto per arrivi e entrate turistiche nell’ultimo decennio o più) e una crescita positiva del saldo turistico (19 miliardi di dollari nel 2019), portando l’Organizzazione Mondiale del Turismo a caratterizzarlo come un “Paese in forte crescita”. Recenti pubblicazioni dell’OMT hanno rilevato significativi tassi di ripresa del turismo internazionale in Italia nel periodo post-pandemico. Secondo Coldiretti, il contributo previsto all’economia del Paese nel 2023 supera i 30 miliardi di euro da parte di turisti nazionali e stranieri che scelgono sempre più di trascorrere le vacanze nelle aree rurali. Questa tendenza è attribuita alla leadership dell’Italia nel turismo enogastronomico, con oltre 5.000 denominazioni di prodotti tradizionali e 838 prodotti e vini protetti da Indicazioni Geografiche (al 2023, secondo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali italiano), nonché all’immenso potenziale dell’agriturismo. L’articolo evidenzia anche il ruolo significativo svolto dalla rappresentazione degli agropaesaggi unici d’Italia come paesaggi culturali del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, del Patrimonio Agricolo Mondiale della FAO (progetto GIAHS), ecc., nello sviluppo delle comunità rurali. L’analisi e la panoramica dell’attuale attuazione del sistema delle IG e delle caratteristiche tradizionali garantite in Ucraina hanno consentito di individuare alcune direzioni strategiche per l’applicazione dell’esperienza italiana nei territori ucraini.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economica.
  1. Titolo ricerca: “La sostenibilità per le attività turistiche delle aziende agricole: promuovere la sostenibilità nel turismo enogastronomico”
  • Autori: Roberta Garibaldi (Università di Bergamo)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.robertagaribaldi.it/consortium/

  • Data pubblicazione: aprile 2025
  • Abstract: lo studio analizza il ruolo della sostenibilità nel turismo enogastronomico, evidenziando come le aziende agricole possano adottare strategie mirate per migliorare l’impatto ambientale, sociale ed economico delle esperienze turistiche. Attraverso un’indagine condotta nel 2023 su oltre 1.500 turisti italiani, si esaminano le motivazioni e i comportamenti legati alla sostenibilità nel turismo enogastronomico, mettendo in luce il divario tra intenzioni dichiarate e pratiche effettive. I dati raccolti rivelano una crescente consapevolezza sulla sostenibilità tra i turisti, ma anche una riduzione delle pratiche effettivamente adottate: il 65% evita sprechi di cibo, il 54% rispetta l’ambiente, ma solo il 27% utilizza i mezzi pubblici e il 17% sceglie strutture sostenibili. Per colmare questo gap, si analizza il progetto carTES – carta del Turista Enogastronomico Sostenibile, che propone strategie per incentivare pratiche sostenibili tra turisti e operatori del settore, offrendo spunti per future iniziative di sviluppo sostenibile nel turismo enogastronomico.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economico.
  1. Titolo ricerca: “How can traditional products (PDO, PGI, TAP, Transhumance) contribute to the development of sustainable and inclusive destinations in rural Tuscany”
  • Autori: Ariela Bankier, Alessio Cavicchi, Roberta Moruzzo, Francesca Pedonese (Università di Pisa)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-01092024-091751/unrestricted/Ariela_Tesi_Feb_17_FINAL.pdf

  • Data pubblicazione: 2024
  • Abstract: a differenza di alcune zone della Toscana centrale che godono di un afflusso turistico considerevole ogni anno, le aree rurali, specialmente nella Toscana settentrionale, stentano ad affermarsi come destinazioni turistiche primarie. I prodotti alimentari “tradizionali” – tra cui quelli a denominazione di origine protetta (DOP), indicazione geografica protetta (IGP), prodotti agricoli tradizionali (PAT) e i prodotti derivati della transumanza – possiedono il potenziale per rivoluzionare le aree rurali della Toscana, attirando visitatori italiani e stranieri e favorendo un ecosistema turistico sostenibile e inclusivo. Lo scopo di questo lavoro è di analizzare il grado di comprensione da parte dei turisti del termine “prodotti tradizionali” e delle certificazioni DOP, IGP, PAT; valutare il livello di interesse nei confronti dei prodotti alimentari fatti “secondo la tradizione” e se questi possano fungere da potenziale fattore di attrazione; e individuare strategie per attirare visitatori e promuovere i prodotti tradizionali, favorendo l’economia locale. Attraverso l’analisi qualitativa e la codifica di 100 interviste semi-strutturate a turisti italiani e stranieri, questo studio indaga i temi principali e le opinioni che influenzano le loro scelte. I risultati evidenziano che: i turisti stranieri possiedono una conoscenza inferiore dei termini DOP, IGP, PAT rispetto agli italiani; le attività combinate potrebbero aumentare il numero di visitatori nelle aree rurali in cui vengono prodotti cibi agro-alimentari; i turisti apprezzano le aziende agricole che producono cibo in modo sostenibile e danno valore alla preservazione delle tradizioni locali e al benessere animale. Lo studio evidenzia il potenziale dei prodotti agro-alimentari come attrattori turistici in grado di promuovere un turismo inclusivo e fornisce indicazioni per lo sviluppo di strategie di promozione mirate e sostenibili.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economico.
  1. Titolo ricerca: “Eat, visit, love. World heritage list and geographical indications: Joint acknowledgement and consistency as drivers of tourism attractiveness in Italy”
  • Autori: Elina De Simone, Mara Giua, Cristina Vaquero-Piñeiro (Università degli Studi Roma Tre)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/13548166231218765

  • Data pubblicazione: dicembre 2023
  • Abstract: questo studio indaga l’influenza dei riconoscimenti sulla domanda turistica, in particolare delle designazioni della Lista del Patrimonio Mondiale (WHL) e delle Indicazioni Geografiche (IG). Il contributo dello studio è duplice. In primo luogo, valuta l’impatto del riconoscimento congiunto di entrambi i riconoscimenti. In secondo luogo, valuta come l’impatto delle due attestazioni dipenda dal numero di riconoscimenti (coerenza). Queste valutazioni d’impatto riguardano sia i turisti nazionali che quelli internazionali. Le conclusioni evidenziano gli effetti positivi, che comprendono arrivi turistici, pernottamenti e spese turistiche, associati sia al riconoscimento combinato sia alla coerenza dell’accreditamento. Questi risultati supportano l’attuazione di politiche basate sul territorio che promuovano le diverse risorse locali, in particolare il patrimonio culturale e l’eccellenza agroalimentare.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: socio-economico.
  1. Titolo ricerca: “Using farmhouse and food to enforce a tourism sustainable development model: empirical evidence from Italy”
  • Autori: Fabrizio Antolini (Università di Teramo), Francesco Giovanni Truglia (Istat)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.aimspress.com/aimspress-data/nar/2023/2/PDF/NAR-05-02-010.pdf

  • Data pubblicazione: 12 maggio 2023
  • Abstract: la sostenibilità ambientale gioca un ruolo cruciale nell’influenzare le azioni politiche e i comportamenti delle persone. L’Agenda 2030 evidenzia gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), che possono essere raggiunti attraverso il turismo, in particolare nella sua forma più sostenibile, come l’ecoturismo. L’ecoturismo offre una piattaforma ideale per sperimentare nuovi stili di vita orientati alla sostenibilità e al benessere. Inoltre, l’ecoturismo valorizza le identità territoriali, in particolare attraverso la promozione enogastronomica, che può contribuire alla creazione di aree turistiche sostenibili. La produzione alimentare di qualità testimonia l’attenzione dei produttori alla sostenibilità dei territori e a uno stile di vita che mette al centro il benessere. I cittadini europei riconoscono sempre più l’ambiente come risorsa per il buon vivere. In Italia, l’agriturismo, che comprende attività offerte da 25 produttori agricoli di qualità certificata, sta riscuotendo sempre più successo tra i turisti. In questo contesto, la sostenibilità può essere vissuta attraverso il turismo, che offre l’opportunità di vivere in modo diverso. Questo studio esamina due regioni italiane (Toscana e Puglia) in cui le aree di agriturismo, enogastronomia e turismo (FFST) sono state implementate con successo come forma di turismo sostenibile. Lo studio dimostra che le aree FFST possono essere definite utilizzando l’analisi spaziale e diventare un modello per lo sviluppo del turismo sostenibile. In conclusione, la sostenibilità ambientale ha un significato etico e può essere raggiunta attraverso il turismo, in particolare attraverso l’ecoturismo e le aree FFST, che consentono ai turisti di sperimentare stili di vita sostenibili, valorizzando al contempo le identità territoriali.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economico.

Filiera lattiero-casearia e zootecnia

  1. Titolo ricerca: “Is the ‘Protected Designation of Origin’ an indicator for sustainable landscape management? Insights from pasture-based animal husbandry in five EU countries”
  • Autori: Lukas Flinzberger, Tobias Plieninger, Miguel Nuno Bugalho, Yves Zinngrebe (Università di Kassel-Germania, Università di Göttingen-Germania, Università di Lisbona-Portogallo)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1747423X.2024.2326321

  • Data pubblicazione: 9 aprile 2024
  • Abstract: ricerche precedenti hanno dimostrato che i prodotti etichettati come “Denominazione di Origine Protetta” (DOP) presentano una correlazione positiva con gli indicatori di sostenibilità paesaggistica. Tuttavia, i fattori specifici che trasformano i prodotti DOP in strumenti di gestione sostenibile del paesaggio rimangono vaghi. Lo studio analizza interviste provenienti da sei sistemi di produzione europei per esplorare i legami tra prodotti a marchio DOP e gestione sostenibile del paesaggio. Tutti i casi di studio indagati erano collegati all’allevamento intensivo. I ricercatori hanno scoperto che i prodotti DOP possono contribuire alla gestione sostenibile del paesaggio se incentivi adeguati per le misure agroambientali integrano il reddito. I prodotti di successo sono inoltre associati a reti locali che sfruttano sinergie tra gli interessi dei diversi stakeholder.Grazie alla promozione di obiettivi socio-ecologici a livello paesaggistico, i prodotti DOP possono rappresentare un’importante aggiunta al Green Deal e alla strategia di sviluppo rurale dell’UE e, introducendo criteri di ammissibilità incentrati su obiettivi socio-ecologici, l’etichettatura DOP potrebbe essere classificata come uno standard di sostenibilità.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economico.
  1. Titolo ricerca: “AOP Comté : l’innovation réglementaire au service de la durabilité”
  • Autori: Valéry Elisseeff, Louis Meyer (Comité Interprofessionnel de Gestion du Comté-CIGC, Centre de REcherches sur les Stratégies Economiques-CRESE)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://giconf2025.sciencesconf.org/585511

  • Data pubblicazione: febbraio 2025
  • Abstract: dal suo riconoscimento come AOC nel 1958, e poi come AOP, il Comté ha costantemente modificato il suo disciplinare. Inizialmente incentrato sulla protezione della denominazione (definizione della zona, descrizione del formaggio e protezione del nome), il disciplinare ha gradualmente integrato misure che incidono direttamente sulla qualità organolettica del formaggio, stabilendo regole rigorose sui metodi di produzione. Oggi, cogliendo l’opportunità offerta dall’agenda della sostenibilità proposta nella riforma del regolamento europeo sulle Indicazioni Geografiche, il disciplinare del Comté integra misure di sostenibilità che coprono tre dimensioni: economica, sociale e ambientale. Pertanto, la limitazione della produttività individuale di ciascuna azienda agricola, la limitazione della dimensione delle fattorie, del numero di vacche da latte per unità di lavoro, l’obbligo di formazione, ecc. sono tutte misure che, oltre a offrire una promessa globale ai consumatori soddisfacendo le loro aspettative, consentono di proteggere l’identità stessa del Comté. Preservando la propria identità attraverso il proprio disciplinare, il settore Comté tutela il proprio capitale sociale. Ed è questo capitale che consente al settore di interrogarsi sul proprio futuro e di proporre nuove misure per preservare la propria sostenibilità. Da quel momento in poi, si instaura un circolo virtuoso tra disciplinare e capitale sociale, che si alimentano a vicenda per il maggior beneficio del territorio.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economico, governance.
  1. Titolo ricerca: “Circular Economy in Mountain Value Chains: The Case of Three PDO Cheeses”
  • Autori: Kamar Habli, Diana E. Dumitras, Emilia Schmitt, Isabella Maglietti Smith, Dominique Barjolle (Origin for Sustainability-Svizzera, University of Agricultural Sciences and Veterinary Medicine Cluj-Napoca-Romania, Università di Cordoba-Spagna, Institute für Agrarwissenschaften-Svizzera)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.mdpi.com/2304-8158/12/21/3954

  • Data pubblicazione: 29 ottobre 2023
  • Abstract: l’economia circolare (EC) si è dimostrata promettente per il raggiungimento di diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, sostituendo il sistema lineare e riducendo gli impatti negativi sull’ambiente. Questa ricerca mira a valutare l’effettiva adozione dei principi dell’economia circolare in tre formaggi a Indicazione Geografica (IG) attraverso un’analisi delle pratiche identificate nelle rispettive catene del valore. Interviste qualitative mostrano la persistenza di pratiche storiche che preservano il patrimonio alla base del prodotto, mantengono l’autonomia rispetto agli input esterni e risparmiano energia o fanno un uso intelligente dei sottoprodotti. L’adozione radicale dei principi dell’EC richiede innovazione per ridurre l’utilizzo di nuovi input e le emissioni di gas serra. I prodotti alimentari a IG non sono generalmente vincolati da standard oltre a quelli stabiliti dalla legge, ma i loro disciplinari possono essere modificati, nel rispetto di pratiche coerenti con il legame con il terroir. Tuttavia, la lontananza delle piccole imprese nelle aree rurali più profonde, lontane dai centri di ricerca, sta rallentando il trasferimento delle conoscenze e l’adozione delle tecnologie più recenti, in particolare nelle zone montane. Sono necessarie più ricerche partecipative e iniziative innovative per garantire la transizione verso un’economia circolare per i prodotti tradizionali di montagna, fortemente legati alle tradizioni culinarie e all’identità culturale locali.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale, sociale, economico.
  1. Titolo ricerca: “A comprehensive, large-scale analysis of “terroir” cheese and milk microbiota reveals profiles strongly shaped by both geographical and human factors”
  • Autori: Françoise Irlinger, Mahendra Mariadassou, Eric Dugat-Bony, Olivier Rué, Cécile Neuvéglise, Pierre Renault, Etienne Rifa, Sébastien Theil, Valentin Loux, Corinne Cruaud, Frederick Gavory, Valérie Barbe, Ronan Lasbleiz, Frédéric Gaucheron, Céline Spelle, Céline Delbès (varie università e istituti di ricerca francesi)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://academic.oup.com/ismecommun/article/4/1/ycae095/7712259

  • Data pubblicazione: 11 luglio 2024
  • Abstract: è stata condotta un’analisi esaustiva su oltre 2000 microbioti provenienti da formaggi francesi a Denominazione di Origine Protetta (DOP), coprendo la maggior parte delle famiglie di formaggi prodotte in tutto il mondo. Grazie a un set completo e accurato di metadati associati, è stata effettuata un’analisi approfondita dei fattori ecologici delle comunità microbiche nel latte e nei formaggi “terroir”. Gli studiosi hanno così dimostrato che il microbiota batterico e fungino del latte differiva significativamente tra le specie casearie, pur condividendo un microbioma centrale composto da quattro specie microbiche. Al contrario, nessuna specie microbica è stata rilevata in tutti i campioni di formaggio stagionato. L’analisi di rete ha suggerito che il microbiota del formaggio fosse organizzato in moduli di rete indipendenti. Questi moduli di rete comprendevano principalmente specie con un’abbondanza relativa complessiva inferiore all’1%, dimostrando che le specie più abbondanti non erano quelle con il maggior numero di interazioni. Gli assemblaggi di specie differivano a seconda dei fattori umani, delle specie casearie e dell’area geografica, dimostrando così il contributo del know-how regionale alla definizione del microbiota del formaggio. Infine, un’analisi approfondita a livello di lotto di produzione del latte in formaggio ha dimostrato che un’elevata percentuale di gruppi di microrganismi del formaggio derivava dal latte sotto l’influenza della specie casearia e della denominazione di origine protetta.
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: ambientale (ecosistema, biodiversità).
  1. Titolo ricerca: “Protecting Food Cultural Biodiversity: From Theory to Practice. Challenging the Geographical Indications and the Slow Food Models”
  • Autori: Mariagiulia Mariani, François Casabianca, Claire Cerdan, Iuri Peri (CIRAD, INRAE, Università di Catania)
  • Pubblicazione/Fonte:

https://www.mdpi.com/2071-1050/13/9/5265

  • Data pubblicazione: 8 maggio 2021
  • Abstract: un’espansione globale di iniziative pubbliche e private mira a rafforzare il legame tra prodotti tradizionali e sviluppo sostenibile, creando una nicchia di mercato per questi prodotti. Esempi rilevanti sono i modelli delle Indicazioni Geografiche e dei Presìdi Slow Food. Questo articolo confronta entrambi i tipi di Schemi Alimentari d’Origine (Origin Food Schemes (OFS) per evidenziare i principali punti in comune e le differenze nella loro istituzionalizzazione, nonché i loro complessi effetti sulla biodiversità culturale (CB), che rappresenta una delle principali preoccupazioni per la sostenibilità delle comunità rurali. Gli studiosi hanno utilizzato le dinamiche della conoscenza di base come lente analitica attraverso il confronto incrociato di risultati etnografici raccolti in quattro casi di studio di formaggi d’origine situati in Francia, Italia e Marocco. I risultati dell’indagine suggeriscono che gli OFS hanno un elevato potenziale per difendere la biodiversità culturale grazie ai loro approcci collettivi e dipendenti dal contesto. Gli analisti sostengono che la conoscenza e le pratiche mobilitate negli OFS siano il risultato di relazioni di potere e confronti tra attori locali e viene mostrato come quattro tensioni identificate tra diverse forme e tipi di conoscenza modellino in modo diverso la cultura alimentare, le tecniche alimentari, le percezioni e le rappresentazioni. In conclusione, gli approcci istituzionali, le pratiche e le dinamiche della conoscenza confrontati in questa analisi mostrano sei modi efficaci per collegare OFS e CB, facilitando il percorso verso lo sviluppo sostenibile
  • Aspetti della sostenibilità indagati dalla ricerca: sociale, governance.