Associazione Europea
Cultura Innovazione Sostenibilità

Buone Pratiche Sostenibili

BUONE PRATICHE SOSTENIBILI DELLE IG

La sensibilità innata delle filiere IG sui temi ambientali, sociali, economici e di governance ha certamente subìto un’accelerazione nel suo manifestarsi con l’elaborazione e diffusione di una tassonomia dei fattori ESG (Environmental, Social e Governance), che l’Unione europea ha inteso adottare come sistema per classificare le attività economiche sostenibili (soprattutto grandi aziende e istituzioni finanziarie).

Tale impulso ha generato una serie di ricadute anche tra le PMI del settore agroalimentare, consce della necessità di fissare obiettivi sostenibili nello svolgimento delle proprie attività e di saperne misurare il raggiungimento (o i progressi compiuti), anche con modalità semplificate, comunicandolo all’esterno.

Dimostrare concretamente un impegno in questo ambito e farlo emergere nei documenti di rendicontazione (leggasi bilancio di sostenibilità) consente infatti di migliorare la percezione che stakeholder e consumatori hanno della realtà aziendale, con conseguenti effetti benefici sul posizionamento di mercato e la competitività dell’impresa stessa.

In questo processo virtuoso si innestano altresì i risultati di analisi o ricerche scientifiche che, se da un lato hanno fotografato la spinta verso la sostenibilità delle filiere, dall’altro hanno favorito un trasferimento di conoscenze utili all’implementazione di sistemi in grado di rilevarne le performance sostenibili.

In particolare, la capacità delle filiere a IG di traghettare l’assetto economico-produttivo contribuendo alla transizione verso sistemi alimentari sostenibili, è oggi testimoniata dalle numerose best practice che il settore agroalimentare di qualità certificata può vantare; non potendo dare spazio a tutte le esperienze di questo genere, che meriterebbero adeguata considerazione, di seguito ci si limiterà a raccontarne alcune particolarmente significative, osservando in primo luogo quelle sviluppatesi nel comparto lattiero-caseario ma senza trascurarne alcune di rilievo per altre filiere produttive.

Anche in questo caso, è stata operata una ripartizione delle singole “buone pratiche”, puramente convenzionale, per paragrafi tematici omogenei, riportando per ciascuna di essere una breve descrizione di finalità, obiettivi ed eventuali risultati evidenziati.

Le esperienze vere e proprie delle filiere a IG vengono precedute da due proposte di indicatori della sostenibilità, al centro di importanti e ambiziosi progetti promossi da associazioni delle IG (tra Consorzi di tutela e tra Regioni europee), che si propongono come “azioni di sistema”, data l’elevata rappresentatività degli organismi proponenti, e possono costituire la premessa per impostare una governance della sostenibilità, dall’elaborazione di una strategia alla misurazione dei risultati di quanto viene messo in pratica.

 

Indicatori della sostenibilità per le filiere IG

  1. “Ecorigine”: proposta standard di sostenibilità Origin Italia per filiere DOP-IGP
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): la proposta di standard trae origine dalla Strategia di Sostenibilità per le Indicazioni Geografiche (SSGI) elaborata da FAO e Origin (già descritta nella sezione ricerca scientifica). Dopo aver condotto un’analisi preliminare sui disciplinari di produzione delle IG italiane e sugli studi esistenti in Italia e in Europa sulla sostenibilità nelle filiere a Indicazione Geografica (condotta dalla Fondazione Qualivita), Origin Italia si è posta l’obiettivo di studiare e definire uno schema di certificazione standard della sostenibilità per le filiere dei prodotti italiani DOP IGP (analogo alla certificazione Equalitas nel comparto vino). Le 4 caratteristiche individuate per tale standard sono: 1) l’applicabilità ai diversi Consorzi di tutela e alle diverse DOP IGP; 2) flessibilità e scalabilità dello standard come modello di sostenibilità per le filiere DOP IGP; 3) definizione di requisiti e indicatori oggettivi, verificabili e declinabili per i diversi settori merceologici e per contesto produttivo; 4) possibilità di certificare la filiera a più livelli (i Consorzi, le aziende, i prodotti). L’idea è che i Consorzi definiscano dunque requisiti e indicatori specifici di filiera, in linea con parametri minimi definiti dallo Standard Origin. La struttura piramidale a 3 livelli (Consorzi, Aziende, Prodotti) assicura la centralità del Consorzio di tutela (che definisce le regole), la gradualità di approccio, la flessibilità e l’omogeneità richiesti dal sistema. Il funzionamento dello Standard prevede la rilevazione di specifici indicatori per ciascun livello (Consorzi: governance, buone pratiche sociali-economiche-di comunicazione-agricole-di allevamento, biodiversità e paesaggio, buone pratiche trasformazione, indicatori sostenibilità aziendale; Aziende: assicurazione qualità, buone pratiche sociali-economiche-di comunicazione, indicatori sostenibilità aziendale, buone pratiche coltivazione-allevamento-lavorazione; Prodotto: filiere animali, filiere vegetali).
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.origin-italia.it/wp-content/uploads/2024/06/20240531-CS-ORIGIN-ITALIA-ASSEMBLEA-E-SOSTENIBILITA-1-1-1.pdf

  1. Progetto GI SMART – AREPO
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): l’obiettivo principale del progetto è quello di migliorare la progettazione e l’implementazione del sistema delle IG per sostenere un’agricoltura sostenibile, un’alimentazione sana e sostenibile e sistemi alimentari sostenibili, in linea con gli obiettivi della strategia Farm to Fork. Nello specifico, il progetto intende: sviluppare un solido stato dell’arte della ricerca sulla sostenibilità delle IG e sulle loro nuove sfide; costruire un metodo di valutazione quantitativa riproducibile e completo delle IG sostenibili (nella dimensione ambientale, sociale, economica e di governance); identificare e mappare le buone pratiche per migliorare la sostenibilità delle IG; esplorare e confrontare gli approcci e le politiche dei vari Stati membri; analizzare e migliorare la comprensione della sostenibilità delle IG da parte dei consumatori locali e globali; formulare raccomandazioni politiche, strumenti decisionali e buone pratiche per i politici e i produttori per migliorare la sostenibilità delle IG; creare una piattaforma comunitaria “GI Smart” per la comunicazione, la disseminazione e la valorizzazione dei risultati del progetto e il coinvolgimento degli stakeholder. Il consorzio GI SMART è composto da 17 partner pubblici e privati provenienti da 8 Stati membri europei (Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo, Spagna), dal Regno Unito e dalla Svizzera.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte: https://www.arepoquality.eu/it/progetti-ue/

 

 

Buone pratiche sostenibili nel settore lattiero-caseario

  1. Generazione Formaggi: rivitalizzazione aree interne grazie alle tre DOP promotrici di AECIS
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): ad aprile 2024, la Sala stampa della Camera dei Deputati ha ospitato l’evento di presentazione di AECIS, l’Associazione Europea di Cultura Innovazione e Sostenibilità, il cui principale obiettivo è quello di cogliere la sfida della transizione verso sistemi alimentari sostenibili, come indicato dalla strategia UE “Farm to Fork” al centro del Green Deal europeo. I Consorzi di Casciotta d’Urbino, Piave e Provolone Valpadana si sono uniti sotto l’ègida di AECIS con l’intento di rafforzare la filiera, dall’allevamento alla tavola, nonché rilanciare una zootecnìa che li veda di nuovo protagonisti di un percorso di rivitalizzazione dei territori e delle aree interne, sempre più interessate da desertificazione economica, culturale e sociale. Il comparto dei formaggi di qualità certificata, capace di generare numeri che vanno a contribuire fortemente al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, dimostra come le DOP siano importantissime per la tutela della sostenibilità ambientale ma si trovano oggi ad affrontare sfide sempre più complesse, fondamentali per evitare la dispersione di valore e ricchezza e il drastico spopolamento dei territori.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico e di governance (con relativa comunicazione dei risultati ottenuti).
  • Fonte:

https://askanews.it/2024/04/10/generazione-formaggi-3-dop-unite-a-difesa-territori-svantaggiati/

  1. Provolone Valpadana: progetti Made Green in Italy e Con.Pro.Va.
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): “Made Green in Italy” è lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha l’obiettivo di valorizzare i prodotti italiani con buone/ottime prestazioni ambientali (garantite da un sistema definito scientificamente) e che punta, con l’adozione di apposito logo, a rendere riconoscibili i prodotti per i consumatori, così da incoraggiare scelte più consapevoli. La quantificazione delle prestazioni ambientali di un prodotto, infatti, basata su uno studio P.E.F. (Product Environmental Footprint – Impronta Ambientale del Prodotto) completo, verificato e validato da un ente terzo indipendente, prevede tre classi di prestazione: A (valore superiore al benchmark); B (valore prossimo al benchmark); C (valore inferiore al benchmark). Ottengono l’uso del logo solo i prodotti in classe A e quelli in classe B (a fronte di un impegno dell’azienda a migliorare le proprie prestazioni). La rilevante potenzialità dello schema in termini di supporto alle capacità competitive in chiave “green” delle imprese italiane, risiede nel fatto che lo Schema MGI rappresenta una assoluta novità nello scenario della certificazione ambientale a disposizione delle strategie di marketing aziendale. In quest’ottica, sono state redatte le Regole di Categoria di Prodotto (R.C.P.) per il Provolone Valpadana, approvate dal Ministero competente, a cui riferirsi per poter ottenere questa prestigiosa certificazione. Si aprono quindi notevoli opportunità per i produttori nazionali che intendano avvalersi di tale nuovo strumento, a cavallo tra la politica ambientale e il marketing aziendale.

Con.Pro.Va. è invece il progetto che lega la conoscenza, gestione e valorizzazione delle potenzialità agronomiche di un territorio alla produzione di un prodotto tipico quale il Provolone Valpadana, grazie alla creazione di una piattaforma digitale di utilizzo condiviso dei dati legati alle pratiche agronomiche aziendali, aggiornabili e analizzabili in tempo reale, che consente di valorizzare la sostenibilità agronomica delle imprese appartenenti alla filiera di questo prodotto (aziende agricole, caseificio produttore e Consorzio di tutela). Il progetto prevede la creazione di un database relazionale nel quale i dati caratterizzanti i terreni, su cui insistono l’attività primaria e le pratiche agronomiche adottate, nonché i dati di consumo del processo in caseificio, possano essere consultabili in tempo reale per fornire la massima utilità, generando informazioni a ciascuno dei diversi livelli della filiera.

  1. Il formaggio Piave rinnova il suo impegno per il Patrimonio ambientale
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): figlio delle Dolomiti Bellunesi, il formaggio Piave DOP condivide con il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi gli obiettivi di tutela ambientale dell’area protetta e rispettando determinati requisiti è stato inserito nel Circuito Carta Qualità, ovvero è stato riconosciuto come una di quelle produzioni, strettamente legate all’area del Parco, che rendono questo territorio unico al mondo. Il marchio del PNDB concesso al formaggio Piave DOP è la “Campanula D’Argento”, logo assegnato ai prodotti agroalimentari prodotti nell’ambito del territorio dei 15 Comuni del Parco, e che sono in possesso di una denominazione registrata (DOP, IGP, IGT) o inclusi nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali per la Regione Veneto.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico.
  • Fonte:

https://www.formaggiopiave.it/it/il-formaggio-piave-rinnova-il-suo-impegno-per-il-patrimonio-ambientale/

  1. Grana Padano DOP: progetto LIFE TTGG ed esperienza del bilancio di sostenibilità
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il progetto LIFE TTGG – The Tough Get Going (‘I “formaggi” duri cominciano a giocare’) è il frutto di un’importante sinergia tra università, start up, aziende produttrici, organismi di formazione e di ricerca italiani e francesi. L’obiettivo del progetto è orientare lo sviluppo del settore lattiero-caseario in direzione di un miglioramento dell’efficienza dei processi produttivi, volto a garantire la crescita e a preservare la qualità in un’ottica di sostenibilità ambientale. La metodologia utilizzata è la PEF Product Environmental Footprint, elaborata dalla Commissione Europea, che attraverso la Raccomandazione 2013/179/UE, ne promuove l’utilizzo da parte delle aziende per misurare, comunicare e migliorare le prestazioni ambientali nel ciclo di vita dei loro prodotti. Concepito con lo scopo di migliorare l’efficienza di tutta la filiera di produzione di formaggi DOP europei a pasta dura e semidura, LIFE TTGG ha consentito la progettazione e lo sviluppo di un software Strumento di Supporto per le Decisioni Ambientali (SSDA), in grado di valutare l’impronta ambientale dei prodotti (PEF) e di incentivare la sua riduzione, consentendo l’adozione di soluzioni e tecniche volte a ottimizzare le performance di tutto il ciclo produttivo. Tra i promotori dell’iniziativa, il Comité Interprofessionnel de Gestion du Comté che, insieme al Consorzio Grana Padano, hanno consentito di testare e calibrare il software presso le aziende che fanno parte del contesto produttivo delle due DOP (l’organizzazione francese CNIEL, partner del progetto, è stata incaricata di testare il software sul formaggio Comté DOP).

A testimonianza dell’impegno profuso nello sviluppo sostenibile, il Consorzio ha deciso di pubblicare, a partire dal 2023 (relativamente al periodo amministrativo conclusosi al 31 dicembre 2022), il suo primo Bilancio di Sostenibilità, diretto alla rendicontazione del processo intrapreso di miglioramento della gestione delle tematiche di sostenibilità. il documento, redatto in conformità agli Standard del Global Reporting Initiative (GRI) e con riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, si propone di rappresentare, in modo completo e rigoroso, l’impegno alla sostenibilità assunto dal Consorzio al fine di fornire informazioni trasparenti ed esaustive ai propri stakeholder. In particolare, il report include una descrizione dettagliata del profilo dell’organizzazione, delle sue politiche, dei suoi processi e delle sue attività, congiuntamente a una valutazione delle prestazioni ambientali, sociali, di governance e performance economica. Per garantire l’affidabilità e la trasparenza, il documento si basa sulla materialità, considerando gli aspetti più significativi della sostenibilità dell’organizzazione, valutandone l’impatto sulla società e sull’ambiente anche mediante l’elaborazione di indicatori rilevanti.

  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.granapadano.it/it-it/sostenibilita-e-benessere/sostenibilita-ambientale/life-the-tough-get-going/

https://granapadano.kleecks-cdn.com/wp-content/uploads/2025/04/BILANCIO-SOSTENIBILITA-esec-3.pdf

  1. Grana Padano e Parmigiano Reggiano: esperienza dei piani di regolazione dell’offerta
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): i piani di regolazione dell’offerta per Grana Padano e Parmigiano Reggiano mirano a gestire la produzione di latte e formaggio (assegnando numero forme ai caseifici della DOP Grana Padano e quote latte agli allevatori inseriti nella DOP Parmigiano Reggiano) per allinearsi alla domanda di mercato, evitare sovrapproduzioni e fluttuazioni nei prezzi e valorizzare i rispettivi prodotti a denominazione.Dopo un periodo fisiologico di sperimentazione, i due piani hanno dimostrato di contribuire a rafforzare la posizione dei rispettivi formaggi, registrando una crescita delle produzioni ed un’affermazione crescente sui mercati. Le filiere hanno dunque mostrato solidità e redditività in aumento, con prezzi del latte soddisfacenti per le aziende agricole.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.granapadano.it/it-it/larte-della-produzione/la-dop/piano-produttivo-2025-2027/

https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23643

  1. IMAGE LIFE: migliorare la resilienza e la sostenibilità della filiera del Parmigiano Reggiano
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il progetto IMAGE LIFE, finanziato nell’ambito del programma LIFE23 Climate Action, rappresenta un’iniziativa strategica volta a ridurre la dipendenza dalla fornitura di mais, principale ingrediente dei mangimi nella filiera del Parmigiano Reggiano, e a mitigare l’impatto ambientale legato alla sua coltivazione. Attualmente, il mais è quasi interamente importato dall’estero. La sua coltivazione nel comprensorio della DOP è problematica sia per la carenza di terreni irrigui e sia per le frequenti contaminazioni fungine che ne compromettono la possibilità d’impiego nelle razioni. IMAGE LIFE propone, come soluzione innovativa, la sostituzione del mais con sorgo, una coltura resiliente che, se adottata su una quota pari al 15% del terreno attualmente coltivato, potrebbe portare a un aumento dell’autosufficienza alimentare, ridurre il consumo d’acqua e delle emissioni di gas serra, mantenere la produttività delle vacche e la qualità e la sicurezza del latte prodotto. La partecipazione di partner francesi all’iniziativa e la replica delle attività su formaggi tradizionali d’Oltralpe testimoniano il potenziale trasversale del progetto, che potrà fungere da modello anche per altri contesti produttivi.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico, sociale.
  • Fonte: https://allevaweb.it/progetti/
  1. SOFIG, la sostenibilità nelle filiere dei prodotti DOP e IGP della Toscana
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): i prodotti DOP e IGP sono chiamati a rispondere a nuove sfide legate alla capacità di introdurre, documentare e comunicare pratiche di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Alla luce delle novità introdotte dal Reg. 1143/2024, SOFIG intende supportare i produttori e loro Gruppi (Consorzi di tutela e Associazioni): nella identificazione delle pratiche di sostenibilità; nella codificazione e monitoraggio di tali pratiche, anche in termini di impatti; nella comunicazione sul mercato e ai vari stakeholder secondo un approccio di accountability. Il progetto è in fase di esecuzione e dovrebbe terminare entro gennaio 2027.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico, sociale (con relativa comunicazione dei risultati ottenuti).
  • Fonte: https://www.pin.unifi.it/progetto-sofig
  1. La sostenibilità del Pecorino Toscano DOP
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): in virtù della sempre crescente richiesta di qualità dei prodotti alimentari e, in particolare, della loro sostenibilità, è stato svolto uno studio approfondito sull’impatto della filiera del Pecorino Toscano in termini di produzione di gas climalteranti fondamentale, per poi procedere con la ricerca delle azioni di mitigazione e compensazione dell’impatto della produzione e con lo sviluppo di un primo prototipo di standard per la certificazione della sostenibilità di produzione della DOP. Il primo passo per il raggiungimento degli obiettivi progettuali è consistito nella misurazione dell’impronta carbonica di un campione di aziende aderenti alla filiera del Pecorino Toscano DOP, sia a livello di singola azienda sia del processo produttivo completo (Carbon Footprint – CF). I risultati dell’analisi del Ciclo di Vita (LCA – Life Cycle Assessment) hanno consentito di evidenziare i potenziali impatti ambientali generati dal prodotto nelle relative varie fasi del suddetto ciclo con riferimento a specifiche categorie di impatto. La procedura ha previsto un’accurata analisi di inventario estesa a tutti i processi del ciclo di vita del Pecorino Toscano DOP, ovvero all’intera filiera produttiva: dall’allevamento sino al confezionamento delle forme. Nel caso di allevamenti, l’analisi ha considerato i processi di gestione del bestiame, la loro alimentazione e le strutture. La categoria di impatto presa in esame è stata la Carbon Footprint (CFP) / Global Warming Potential (GWP100), ovvero la stima delle emissioni di gas ad effetto serra – i.e. CO2 (anidride carbonica), CH4 (metano) e N2O (protossido di azoto) – espressa in kg CO2 eq, anidride carbonica equivalente. I dati ottenuti sono stati, successivamente, confrontati con analoghe produzioni di tipo convenzionale (i.e. media delle produzioni europee) a partire da dati di letteratura internazionale. Dal punto di vista delle emissioni, il contributo della fase di allevamento risulta essere il più rilevante (87%), specialmente a causa delle fermentazioni enteriche e deiezioni degli animali (84%), anche perché gli animali vivono più a lungo rispetto ad allevamenti convenzionali. Gli impatti della fase di trasformazione e stagionatura (9%) sono associati ai consumi elettrici. Altri input sono il metano per il riscaldamento dell’acqua e i materiali di confezionamento. Dal confronto con dati reperibili in letteratura è emerso che scegliendo di acquistare una forma da 750 grammi di Pecorino Toscano, rispetto ad un formaggio di pecora generico, si evita l’emissione di 3.2 kg CO2-eq, che equivalgono al 60% in meno (emissioni evitate di un’auto che percorre 9km). Successivamente alla determinazione della Carbon Footprint (CF) il team del progetto ha individuato una serie di misure per ridurre le emissioni (tra le azioni di mitigazione: sostituzione o variazione delle fonti energetiche, sostituzione o variazione delle macchine e degli attrezzi con mezzi a basso impatto ambientale, razionalizzazione dei trasporti, efficienza energetica degli edifici; tra le misure di compensazione: pratiche agronomiche che contribuiscono al sequestro di carbonio come l’agricoltura biologica, biogas, scelte varietali, epoche di semina, rotazioni, agroforestazione, lavorazioni ridotte, sovescio, colture permanenti).
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico.
  • Fonte:

https://www.pecorinotoscanodop.it/wp-content/uploads/2021/08/Sostenibilita-Documento-completo.pdf

  1. Progetto Stilnovo, sostenibilità e tecnologie innovative per la filiera del latte ovino
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): mangiare bene per produrre meglio. È questo il principio alla base del progetto “Stilnovo, sostenibilità e tecnologie innovative per la filiera latte ovino”, nato seguendo la filiera della qualità per cui se le pecore mangiano bene, riscoprendo anche le essenze del territorio, il latte è migliore e la produzione è più sostenibile, sia per l’ambiente che per gli allevatori. Stilnovo è stato coordinato dal Caseificio Sociale Manciano, produttore di Pecorino Toscano DOP, ha coinvolto nove dei suoi soci allevatori e si è avvalso del contributo scientifico di tre atenei toscani: la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Pisa e l’Università di Firenze. L’iniziativa ha permesso di introdurre pratiche innovative nella trasformazione del latte e nella gestione del gregge e delle risorse foraggere, puntando a migliorare e rendere più sostenibile la produzione di latte; prolungare il periodo di pascolamento introducendo essenze autoctone; avere disponibilità di latte per quasi tutto l’anno rispetto ai 7-8 mesi attuali; aumentare la redditività delle aziende e dei prodotti e garantire una migliore sostenibilità del comparto, a livello ambientale ed economico. A questo, si è unita l’introduzione di pratiche innovative per il trattamento in crosta e l’analisi del latte e del formaggio in tempi diversi di stagionatura.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico.
  • Fonte: https://www.caseificiomanciano.it/progetti/stilnovo/
  1. Progetto Life Magis per la promozione di un sistema di certificazione ambientale della DOP Pecorino Romano
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): l’obiettivo del progetto Life Magis è stato quello di definire modalità efficaci per valutare e comunicare l’impronta ambientale dei formaggi ovini a pasta dura, con particolare attenzione a sostenibilità sociale, qualità del paesaggio e tracciabilità. Il tutto, per raggiungere elevati standard di sostenibilità a favore dell’ambiente e a garanzia dei consumatori, resi perfettamente consapevoli della qualità dei prodotti che arrivano sulle loro tavole. Il Pecorino Romano DOP è tra i protagonisti del progetto con la sua svolta green, unico comparto ovino ad aderire all’iniziativa europea. Obiettivo è misurare le emissioni e ricevere la certificazione green dall’UE a vantaggio dell’intera filiera. Lo studio LCA (Life Cycle Assessment) ha permesso di individuare le principali categorie di impatto ambientale: Cambiamenti Climatici, Uso d’acqua e Uso del suolo. La produzione del latte crudo risulta essere la fase più impattante del ciclo di vita del formaggio, con oltre il 94% degli impatti attribuibili a questa fase. Di contro, l’allevamento della pecora, che si svolge con sistemi semi-estensivi o semi-intensivi, si distingue non solo per la produzione di cibi di alta qualità, ma anche per la sua multifunzionalità. I sistemi ovini italiani contribuiscono attivamente alla tutela dell’ambiente, offrendo numerosi servizi ecosistemici, come il sequestro del carbonio, il mantenimento della biodiversità, la riduzione dell’erosione del suolo, la tutela del paesaggio rurale e la mitigazione del rischio incendi. L’impegno per il miglioramento delle performance ambientali della filiera casearia ovina dipende dalla capacità di accesso alle ecoinnovazioni da parte delle aziende. Il progetto Life Magis ha dimostrato come la certificazione ambientale possa contribuire a sostenere le pratiche virtuose e a migliorare l’efficienza ambientale, ma è essenziale che vengano attivate politiche pubbliche che favoriscano il trasferimento tecnologico e gli investimenti nella transizione ecologica della filiera. L’approvazione delle RCP (Regole di categoria di prodotto – formaggi ovini a pasta dura) recentemente pubblicate dal MASE, che saranno valide fino al 2028, rappresentano una significativa tappa per la valorizzazione del Pecorino Romano DOP come prodotto sostenibile e di qualità, con il marchio Made Green in Italy a testimoniarne l’impegno ambientale. Un percorso di ricerca che ha coinvolto tutti i principali attori della filiera, dimostrando come la sostenibilità possa andare di pari passo con la tradizione e l’eccellenza del Made in Italy.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte: https://www.lifemagis.eu/
  1. Life Green Sheep, il progetto per ridurre l’impronta di carbonio nell’allevamento ovino europeo
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il Progetto Life GreenSheep ha come obiettivo principale quello di ridurre l’impronta carbonica del 12% negli allevamenti ovini europei da latte e da carne. Si tratta di un progetto internazionale che coinvolge 5 Stati europei, Francia, Irlanda, Italia, Romania e Spagna, e oltre 10 partner. Paesi, questi, che rappresentano nel loro insieme il 63% della produzione di latte ed il 47% della produzione di carne ovina europea. Al progetto partecipa anche il Consorzio per la tutela della IGP di Sardegna CON.T.A.S. che crede nelle importanti opportunità che esso può apportare alla filiera ovina, ed in particolare al mercato della carne di agnello che può essere notevolmente valorizzato attraverso l’applicazione di strategie sostenibili e rispettose dell’ambiente. Sono cinque le azioni contemplate nell’iniziativa: la prima comprende la fase di sviluppo, che consiste nel revisionare, confrontare e armonizzare gli strumenti di valutazione delle emissioni di gas serra e gli indicatori di sostenibilità su scala europea; la seconda riguarda la formazione, con la sensibilizzazione di consulenti e tecnici sull’analisi di contesto, metodologie, analisi dei risultati e costruzione di piani d’azione di mitigazione; la terza è un’attività dimostrativa volta alla creazione di un osservatorio europeo delle prestazioni ambientali e di sostenibilità e di schede di riferimento che presentino questi risultati per tipo di sistema di allevamento e per regione; innovare è invece il verbo legato alla quarta azione che consiste nella valutazione delle prestazioni ambientali e di sostenibilità di un campione di aziende (note come aziende innovative), sviluppo e promozione di aziende agricole a basse emissioni di carbonio dimostrando la fattibilità delle azioni di mitigazione in condizioni reali; la quinta ed ultima azione attiene alla fase di promozione, comprendente la sintesi e formalizzazione di tutte le conoscenze acquisite attraverso il progetto e la definizione della strategia di comunicazione nazionale e dei partenariati da costruire per la realizzazione di un piano per il carbonio e lo sviluppo sostenibile.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico.
  • Fonte: https://life-green-sheep.eu/
  1. L’impatto della Mozzarella di Bufala Campana DOP sull’economia del territorio
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ha condotto un’analisi sull’impatto socio-economico della filiera bufalina sul territorio d’origine. Si tratta della prima analisi nel Mezzogiorno sul valore di un prodotto a DOP, realizzata per il Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP. Svimez ha analizzato i bilanci 2018 di un campione di imprese appartenenti al Consorzio, pari a circa il 90% del fatturato della mozzarella DOP. Emergono una serie di dati significativi: innanzitutto, il livello medio del margine d’impresa, calcolato rapportando il risultato prima delle imposte al volume del fatturato, risulta pari al 6,3%, che sale al 6,8% al lordo della gestione finanziaria. Valori più che soddisfacenti se paragonati con quelli relativi al sistema produttivo meridionale. Il paragone regge anche in confronto con le unità produttive che sono divenute il benchmark per definizione del sistema produttivo nazionale, le “Medie imprese industriali”, le quali, nel 2016, presentavano nel Sud un valore del margine d’impresa pari al 4,9%, che scende al 3,4% nel settore alimentare. Svimez ha altresì rilevato una forte vocazione all’export dei produttori di mozzarella di bufala (le vendite in Italia sono state pari al 67,29% e all’estero al 32,75%), tassi di crescita della produzione particolarmente significativi su un arco temporale di 25 anni (crescita media annua del 6%) e ricadute in termini occupazionali altrettanto rilevanti (oltre 11 mila unità tra indotto diretto e indiretto). L’analisi conferma quanto una DOP, nella fattispecie la Mozzarella di Bufala Campana, riesca a correre alla stessa velocità di un brand premium del settore automobilistico, generando un giro di affari di 1 miliardo e 218 milioni di euro, in un contesto geografico che in altri ambiti produttivi non riesce a dimostrare analoghe performance.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico.
  • Fonte:

https://www.svimez.it/wp-content/uploads/2025/01/2019_06_20_filiera_bufalina_slides.pdf

  1. Cnaol crea una commissione sostenibilità al servizio delle AOP lattiero-casearie francesi
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): creata nel 2022 da Cnaol (Conseil national des appellations d’origine laitières), la “commission durabilité et attentes sociétales” è uno degli strumenti interfunzionali dell’organizzazione che rappresenta 51 denominazioni di origine lattiero-casearia, a livello nazionale ed europeo. Gli ambiti di studio della commissione si concentrano sulla sostenibilità e sull’anticipazione delle problematiche relative alle DOP: agrivoltaico, metanizzazione, sistemi di valutazione dell’innovazione, etichettatura ambientale e nutrizionale, benessere animale, carenza e riutilizzo della risorsa acqua. Il suo ruolo è dunque quello di identificare e centralizzare tutte le informazioni e le migliori pratiche su aspetti particolarmente rilevanti della sostenibilità. La commissione studia anche le migliori pratiche già implementate in alcune delle DOP lattiero-casearie francesi o in altre DOP agricole o vinicole più avanzate su queste pratiche. Tutto il lavoro è condiviso con le filiere, il che consente loro di trovare nuove idee, ma anche di acquisire prospettiva e una visione trasversale su questi temi.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.linkedin.com/posts/cnaol_la-commission-durabilit%C3%A9-et-attentes-soci%C3%A9tales-activity-7213874084412055553-Fb0H/?originalSubdomain=fr

  1. Esempi di criteri di sostenibilità integrati nei disciplinari dei formaggi DOP francesi
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): i formaggi DOP della Franche-Comté hanno integrato criteri di sostenibilità nei loro rispettivi disciplinari di produzione. Dopo diversi mesi di lavoro, l’INAO (Institut national de l’origine et de la qualité) ha dunque approvato le modifiche ai disciplinari per i formaggi DOP Comté, Morbier e Mont d’Or. Tra i vari sviluppi, sono stati integrati tre criteri in termini di sostenibilità: preservare un’agricoltura familiare e aziendale, introducendo un nuovo criterio che stabilisce un limite massimo al numero di mucche per unità di lavoro annuale; preservare i pascoli degli animali, prevedendo almeno 1,3 ettari di erba per mucca da latte (invece di 1); produrre foraggi di qualità e nella quantità idonea a preservare l’ambiente, limitando la fertilizzazione dei prati e favorendo la distribuzione degli effluenti zootecnici nei periodi più favorevoli. Dal 1° gennaio 2030 potranno essere sparsi solo gli effluenti provenienti da allevamenti i cui animali vengono alimentati senza OGM o mangimi fermentati.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.fromagersdefrance.com/actualites/la-durabilite-dans-les-cahiers-des-charges-des-fromages-aop/

  1. L’impegno del Comté DOP a favore dell’ambiente
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): uno studio indipendente, condotto per WWF e Greenpeace Francia dalla società Le Basic, riconosce il settore Comté come uno dei più avanzati in termini di “benefici ambientali e socioeconomici”. Questo studio classifica gli impegni della filiera Comté allo stesso livello degli approcci più rigorosi dell’agricoltura biologica. I risultati evidenziano i benefici della DOP sulla qualità del suolo, dell’aria e della biodiversità in ambito ambientale, nonché sull’equità socioeconomica, la coesione sociale, il tenore di vita dignitoso e la salute umana. Lo studio si concentra su 11 degli approcci tra i più emblematici esaminati secondo 14 criteri di sostenibilità suddivisi equamente tra ambiente (biodiversità, qualità del suolo e dell’acqua, ecc.) e aspetti socioeconomici (condizioni di lavoro, tenore di vita, coesione sociale, ecc.). La metodologia utilizzata, particolarmente rigorosa, si basa su fonti ufficiali come disciplinari o pubblicazioni scientifiche. Con un punteggio di 10 punti su un totale di 12 possibili, Comté si classifica al primo posto, allo stesso livello dell’approccio del commercio equo e solidale biologico in Francia.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico.
  • Fonte: https://www.calameo.com/comte/read/002256870519b04c36e22
  1. FIL (IDF): promuovere la sostenibilità globale del settore lattiero-caseario, condividendo conoscenze e buone pratiche
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): la FIL-Federazione Internazionale del Latte (IDF-International Dairy Federation) sostiene proattivamente un settore lattiero-caseario dinamico, impegnato a migliorare costantemente la propria capacità di fornire latte e prodotti lattiero-caseari sicuri e nutrienti provenienti da animali sani, per colmare il divario nutrizionale, preservando al contempo le risorse naturali e garantendo mezzi di sussistenza dignitosi lungo l’intera filiera lattiero-casearia. In primo luogo, la Federazione collabora con i propri membri per coinvolgere allevatori, cooperative, aziende e altri soggetti nella promozione dell’uso di pratiche sostenibili e nello sviluppo di strumenti e iniziative volti a massimizzare gli impatti positivi e ridurre al minimo quelli negativi sugli animali da latte, sull’ambiente e sulle comunità. Fornisce, altresì, competenze scientifiche che aiutano il settore a produrre latte e prodotti lattiero-caseari sicuri e nutrienti da animali sani, a preservare e migliorare le risorse naturali e a garantire mezzi di sussistenza dignitosi lungo l’intera filiera lattiero-casearia. La FIL svolge inoltre un ruolo di primo piano nella condivisione delle conoscenze sulle tecnologie innovative ed ecocompatibili per l’allevamento e la lavorazione dei latticini, incentrate su una cura degli animali di alta qualità, e incoraggia il settore ad adottare pratiche di risparmio energetico, basse emissioni di carbonio ed efficienza idrica, riducendo al minimo gli impatti socioeconomici e ambientali negativi. L’impegno della Federazione in questo ambito è espresso nella Dichiarazione sui prodotti lattiero-caseari di Rotterdam del 2016, che testimonia l’impegno assunto dal settore per contribuire a diete e mezzi di sussistenza nutrienti e sostenibili, e, più recentemente, nella successiva Dichiarazione di Parigi sulla Sostenibilità firmata insieme alla FAO in occasione del World Milk Summit 2024. Un testo cruciale, quest’ultimo, che rafforza la responsabilità collettiva nella lotta contro il cambiamento climatico e nella promozione di pratiche sostenibili.

Alla FIL va anche attribuito il merito di aver elaborato una “Matrice lattiero-casearia” (Dairy Matrix) che, muovendo dai benefici nutrizionali legati al consumo dei prodotti derivati del latte – determinati dall’interazione dei componenti e dalla struttura di un alimento, andando oltre la somma dei suoi singoli nutrienti -, evolve nella naturale risposta che questi, e i relativi sistemi produttivi, possono fornire alla più ampia domanda di sostenibilità ambientale.

https://fil-idf.org/dairys-global-impact/dairy-declaration-of-rotterdam-3/

https://fil-idf.org/wp-content/uploads/2024/10/The_Paris_Dairy_Declaration_FINAL_.pdf

https://shop.fil-idf.org/products/factsheet-of-the-idf-n-33-2023-dairy-matrix-the-case-of-milk

  1. Progetto di filiera “Lattogeno Farm”: dal campo alla stalla, meno emissioni e più innovazione
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il progetto, promosso dal Consorzio Agrario di Cremona, coinvolge 18 aziende agricole e il Dipartimento DICATAM dell’Università degli Studi di Brescia, con l’obiettivo di dare vita a una filiera agro-zootecnica sostenibile e altamente innovativa. Il progetto segna una svolta green per l’agroalimentare cremonese. Al centro del piano vi è la creazione di una filiera agro-zootecnica dal campo alla stalla, con la produzione di una nuova linea di mangimi certificati ISCC Plus a ridotta impronta carbonica, denominata Lattogeno Sostenibile CFP. Il mangime verrà destinato all’alimentazione del bestiame delle aziende zootecniche coinvolte, che a loro volta adotteranno pratiche innovative per incrementare il benessere animale, ridurre le emissioni e rafforzare la sostenibilità ambientale in ogni fase della produzione. Gli investimenti del Consorzio – molti dei quali già avviati – puntano a una profonda riduzione della Carbon Footprint, grazie a interventi mirati (realizzazione di un scalo ferroviario interno al Porto Canale di Cremona con passaggio da trasporto su gomma a rotaia elettrica, sostituzione di macchinari energivori con attrezzature di nuova concezione più efficienti e a minore impatto ambientale, nuovi impianti di macinazione e automazione nei siti produttivi capaci di ridurre i consumi energetici fino al 40%, linee di confezionamento automatizzate e strumenti di analisi all’avanguardia per garantire qualità e sicurezza lungo tutta la filiera). L’intero programma non si limita a migliorare la produttività delle aziende agricole, ma ridisegna la logistica della filiera. Il passaggio strategico dal trasporto su gomma a quello ferroviario ridurrà drasticamente i costi e renderà più efficace il processo di approvvigionamento, consentendo al tempo stesso di immettere sul mercato un prodotto certificato, sostenibile e competitivo.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico.
  • Fonte:

https://www.consorzioagrariocremona.it/ismea-convalida-il-piano-di-investimenti-del-consorzio-agrario-di-cremona-40-milioni-per-una-filiera-agro-zootecnica-sostenibile/

  1. Primo rapporto sul turismo ed il mondo caseario
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il primo Rapporto sul turismo ed il mondo caseario è uno strumento nuovo per analizzare un fenomeno in evoluzione e restituire linee di sviluppo dell’offerta turistica a tema mondo del formaggio, contribuendo ad accrescere il benessere delle comunità locali e dei territori. Il Rapporto analizza l’attrattività del turismo legato al formaggio e ne mostra il trend di crescita recente: il 32,7% dei turisti italiani dichiara di aver partecipato ad almeno un’esperienza a tema formaggio nel corso dei viaggi degli ultimi tre anni (l’indagine è stata presentata a ottobre 2024) – tra visite ai caseifici, eventi e festival, itinerari tematici ed esperienze dedicate nei ristoranti – e i numeri sono cresciuti in modo significativo nell’ultimo triennio: +7,3% sul 2021. Lo studio delinea, inoltre, le nuove esigenze dei cheese lover e presenta l’offerta turistica, evidenziando best practice e progetti di rete per la valorizzazione turistica del formaggio.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: sociale, economico.
  • Fonte:

https://www.robertagaribaldi.it/il-primo-rapporto-sul-turismo-ed-il-mondo-caseario/

 

Altre filiere DOP

  1. Il Consorzio del Prosciutto di Parma DOP lancia il progetto di filiera virtuosa PARSUTT
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): il progetto PARSUTT (PARma ham high SUsTainability sTandard) del Consorzio del Prosciutto di Parma nasce nel 2021, con l’obiettivo di delineare un modello di filiera suinicola caratterizzato da standard di benessere animale e biosicurezza più elevati rispetto a quelli imposti dalla normativa vigente. Dopo oltre due anni di ricerca, il progetto è divenuto un protocollo operativo, messo a disposizione di tutti gli anelli della filiera produttiva, affinché possano applicarne, su base volontaria, i parametri. L’attività ha visto la partecipazione di un selezionato numero di operatori della filiera – produttori, allevatori, macellatori – e si è avvalsa del supporto di altri partner/consulenti tecnico-scientifici. Il protocollo PARSUTT fornisce agli operatori gli strumenti per la costruzione di una “filiera virtuosa”, che possa rispondere in modo ancora più puntuale alle esigenze del consumatore di oggi, particolarmente attento ai processi produttivi del cibo che acquista; allo stesso tempo, questo documento intercetta e anticipa le richieste che i moderni sistemi di distribuzione sempre più spesso pongono alle aziende agroalimentari in fatto di sostenibilità e innovazione nelle produzioni, e offre in questo modo un vantaggio notevole in termini di competitività di mercato. Oltre ai parametri definiti per assicurare elevati standard di benessere animale e biosicurezza negli allevamenti suinicoli, il progetto ha previsto anche la verifica della sostenibilità economica e ambientale dell’applicazione del protocollo su tutta la filiera, con la quantificazione degli oneri d’investimento e di gestione e la loro incidenza sui costi di produzione. È stato inoltre condotto un attento studio di mercato per valutare la propensione all’acquisto di Prosciutto di Parma da “filiera virtuosa” da parte del consumatore e l’accoglienza da parte della grande distribuzione, con l’obiettivo di definire possibili strategie di marketing a supporto. Infine, il progetto ha compreso anche attività di formazione e divulgazione sul benessere animale e la biosicurezza, con il coinvolgimento di allevatori e altri portatori d’interesse, quali veterinari, agronomi, trasformatori e ditte agroalimentari.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte:

https://www.prosciuttodiparma.com/news/rafforzare-il-benessere-animale-e-la-biosicurezza-negli-allevamenti-suinicoli-attraverso-il-protocollo-parsutt/

  1. Consorzio del Prosciutto di San Daniele, nuovo impianto per il riciclo e la valorizzazione del sale esausto
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): con l’inaugurazione del nuovo impianto per il recupero e la valorizzazione del sale esausto a Trasaghis (UD), il Consorzio del Prosciutto di San Daniele compie un ulteriore passo concreto nel proprio percorso di sostenibilità. Il progetto, unico in Europa, permette di trasformare gli scarti salini generati dalla lavorazione, in materiali riutilizzabili per usi industriali, riducendo le emissioni di CO₂, abbattendo i costi di smaltimento e restituendo nuova utilità a ciò che prima era considerato rifiuto. Un’infrastruttura pensata per generare valore per l’intera comunità e il territorio di San Daniele.

Ma gli impegni del Consorzio spaziano a tutto tondo nei vari ambiti della sostenibilità, grazie ad altre iniziative sul fronte ambientale (gestione sostenibile dell’acqua e sanificazione nei processi produttivi, energia pulita e impegno certificato per l’ambiente, tutela ambientale e valorizzazione territoriale), di prodotto (tracciabilità, benessere animale/adesione SQNBA), sociale (formazione, inserimento giovani lavoro, promozione turistica del territorio,

  1. Vino Nobile di Montepulciano primo territorio del vino a DO certificato Equalitas
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): dal 24 maggio del 2022 il Vino Nobile di Montepulciano è la prima (e attualmente unica) denominazione vitivinicola italiana a potersi fregiare del marchio di certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas (la norma tra le più rilevanti del genere). Questo traguardo, che non riguarda solo il vino, ma l’intero territorio compresi i cittadini che ci vivono, è stato raggiunto grazie a un percorso di lunga durata, cominciato tanti anni fa dal Consorzio, in tempi non sospetti. Dalla creazione, negli anni 1985/1990, di una rete di stazioni meteorologiche installate su tutto l’areale di produzione per la rilevazione dei dati meteo, allo studio dei terreni e relativa zonazione dei primi anni ’90, alla realizzazione di un progetto per lo smaltimento di scarti biologici dalle vigne per la realizzazione di biomassa da combustione per il sostegno energetico a plessi scolastici e amministrativi intorno al 2006, fino al modello di misurazione della Carbon Footprint diventato riferimento a livello nazionale nel 2015, il lungo percorso del Vino Nobile verso il traguardo della certificazione di sostenibilità di territorio ai sensi dello standard Equalitas testimonia come il raggiungimento di determinate performance siano il frutto di una pianificazione strategica di una serie coordinata di iniziative che richiede il coinvolgimento dell’intera filiera e di diversi attori istituzionali.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte: https://www.consorziovinonobile.it/sostenibilita/
  1. Sostenibilità filiera Prosecco DOC: Vademecum Viticolo, certificazione Equalitas e altre iniziative
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): considerato che ogni agrosistema si sovrappone ad un ecosistema naturale, un certo impatto ambientale è in assoluto inevitabile. Pertanto, è necessario sviluppare una certa sensibilità per capire quali interventi mettere in atto per ridurre il più possibile l’impatto del sistema agricolo, mantenendo e preferibilmente aumentando la qualità del prodotto finale. Il Consorzio del Prosecco DOC ha deciso di abbracciare questa nuova frontiera, mostrando un’attitudine proattiva, per trasformare questa sfida in un’opportunità per il futuro. A questo proposito, l’ente consortile presenta in primo luogo il suo Vademecum Viticolocon cadenza annuale. Questo documento è un ottimo strumento rivolto agli operatori per avere una panoramica sulle strategie di difesa più sostenibili in vigneto.

Da tempo, il Consorzio ha altresì intrapreso una collaborazione con Equalitas, per promuovere il vino sostenibile attraverso uno standard che possa tutelare sia il prodotto finale, sia il territorio su cui questo prodotto ha origine.

A fronte di queste diverse sfide, il Consorzio ha voluto ribadire la sua attenzione alla sostenibilità in vigna, introducendo una modifica al Disciplinare di produzione che prevede il divieto di utilizzare tre principi attivi: Mancozeb, Folpet e Glifosate. Questa scelta, condivisa ampiamente dai produttori, ha generato un inaspettato consenso tra addetti ai lavori e non, che dà alla filiera la forza di continuare la strada verso un Prosecco DOC più sostenibile.

A queste iniziative sostenibili se ne sono aggiunte altre negli ultimi anni, tutte protese a fare della prima Denominazione vitivinicola italiana in termini di valore e volume una realtà con un impatto sempre più benefico a partire dal territorio d’origine.

  1. Nuove opportunità per il Pane Toscano DOP: biologico a lunga durata
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): l’obiettivo futuro della certificazione BIO riservata al Pane Toscano DOP, ottenuto da grani biologici, senza ricorrere a sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e diserbanti, passa in primo luogo attraverso la comprensione delle differenze qualitative della granella di frumento in funzione delle tecniche di concimazione azotata in biologico e in convenzionale. Il progetto si propone, infatti, di individuare delle farine ottenute sia da aziende a conduzione biologica che convenzionali, prodotte attraverso un protocollo di coltivazione ottimizzato dal gruppo di ricerca DAGRI e idoneo per la produzione di Pane Toscano a Lievitazione Naturale DOP, confrontando i risultati ottenuti impiegando sia farine biologiche che convenzionali, sia in termini organolettici che in termini di conservabilità nel tempo del pane e dunque di prolungamento della shelf life, grazie all’impiego di soluzioni innovative di packaging in atmosfera controllata/modificata.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, economico.
  • Fonte: https://www.panetoscanodop.it/it/panedopbio

Alla selezione delle buone pratiche di filiera sopra descritte, se ne segnala una ulteriore che si presenta come iniziativa di sistema, alquanto originale, volta a valorizzare anche il settore agroalimentare di territori della Pianura Padana, a cavallo tra formazione e innovazione.

  1. Hub della conoscenza: sviluppare una cultura della sostenibilità e dell’innovazione
  • Breve descrizione (finalità, obiettivi, risultati): l’Hub della Conoscenza è un progetto strategico che nasce con l’obiettivo di trasformare i territori della Bassa Bresciana, del Cremonese e del Mantovano, in un laboratorio di innovazione diffusa. In un’epoca segnata da transizione digitale, emergenza climatica, rivoluzione tecnologica e cambiamenti demografici, l’Hub si propone come motore di sviluppo territoriale attraverso un nuovo modello di crescita: l’economia sostenibile della conoscenza. Un paradigma in cui le competenze, le relazioni e la capacità di innovare contano quanto, se non più, del capitale economico. L’Hub si propone come un punto di convergenza per gli attori locali (istituzioni, imprese, giovani, università e centri di ricerca) un facilitatore, un connettore tra chi genera conoscenza e chi ne ha bisogno per crescere. L’azione dell’Hub si articola lungo tre grandi assi strategici, pensati per rispondere in modo concreto alle priorità del territorio: giovani e lavoro (per ridurre il disallineamento tra scuola e impresa, offrendo alle nuove generazioni occasioni di orientamento e formazione), pubblica amministrazione e innovazione (supporto agli enti locali nella transizione digitale e gestionale, rafforzando il ruolo delle amministrazioni come promotrici dello sviluppo sostenibile), agricoltura e sostenibilità. Quest’ultimo asse, in particolare, punta a rilanciare la filiera agroalimentare locale puntando su qualità, tracciabilità, innovazione e legame con il territorio. Con la Carta dei Valori, l’Hub promuove un nuovo modello che integra agricoltura, turismo e digitale, rafforzando l’identità del Made in Italy e guidando la transizione verde del settore.
  • Aspetti della sostenibilità interessati: ambientale, sociale, economico, di governance.
  • Fonte: https://hubconoscenza.it/progetti/agroalimentare