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Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Il concetto di sviluppo sostenibile

Secondo la definizione proposta nel rapporto “Our Common Future”, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (Commissione Bruntland) del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo in grado di assicurare «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri».

Il concetto di sostenibilità, in questa accezione, viene collegato alla compatibilità tra sviluppo delle attività economiche e salvaguardia dell’ambiente. La possibilità di assicurare la soddisfazione dei bisogni essenziali comporta, dunque, la realizzazione di uno sviluppo economico che abbia come finalità principale il rispetto dell’ambiente, ma che allo stesso tempo veda anche i paesi più ricchi adottare processi produttivi e stili di vita compatibili con la capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane e i paesi in via di sviluppo crescere in termini demografici ed economici a ritmi compatibili con l’ecosistema.

Il concetto di sviluppo sostenibile viene pertanto elaborato dalla Commissione Brundtland sulla base di due elementi fondamentali: l’ambiente quale dimensione essenziale dello sviluppo economico e la responsabilità intergenerazionale nell’uso delle risorse naturali.

A partire dalla Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development) tenuta a Rio de Janeiro nel 1992, lo sviluppo sostenibile così inteso trova una sua rappresentazione ufficiale e un consolidamento negli atti adottati a conclusione dei diversi incontri multilaterali, ma contestualmente l’attenzione viene allargata ad altre dimensioni della sostenibilità. 

Gli atti di Rio e le successive conferenze mondiali promosse dalle Nazioni Unite, in particolare la Conferenza di Johannesburg del 2002, confermano una configurazione del principio dello sviluppo sostenibile fondata su tre fattori interdipendenti: tutela dell’ambiente, crescita economica e sviluppo sociale.

Con l’adozione, nel 2001 a Göteborg (Svezia), della Strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile, piano a lungo termine per il coordinamento delle politiche ai fini di uno sviluppo sostenibile a livello economico, sociale e ambientale, vengono fornite misure concrete che interessano tutte le dimensioni dello sviluppo. La sostenibilità economica riguarda la capacità di un sistema economico di produrre reddito e lavoro in maniera duratura; la sostenibilità ambientale interessa la tutela dell’ecosistema e il rinnovamento delle risorse naturali; la sostenibilità sociale è la capacità di garantire che le condizioni di benessere umano siano equamente distribuite.

L’affermazione della visione integrata delle tre dimensioni dello sviluppo arriva nel 2015, anno in cui si conclude il lungo processo negoziale sullo sviluppo sostenibile dell’Onu, che ha portato alla nascita dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, impegno comune dei Paesi di portare il mondo sul sentiero della sostenibilità.

L’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 Paesi membri delle Nazioni unite, tra cui l’Italia, per condividere l’impegno a garantire appunto un presente e un futuro migliore alla Terra e ai popoli che la abitano.

L’Agenda globale definisce 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development GoalsSDGs) da raggiungere entro il 2030, articolati in 169 Target, che rappresentano una bussola per porre l’Italia e il mondo su un sentiero sostenibile. Il processo di cambiamento del modello di sviluppo viene monitorato attraverso i Goal, i Target e oltre 240 indicatori: rispetto a tali parametri, ciascun Paese viene valutato periodicamente in sede Onu e dalle opinioni pubbliche nazionali e internazionali.

L’Agenda 2030 porta con sé una grande novità: per la prima volta viene espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, superando in questo modo definitivamente l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

L’Agenda 2030 è basata su cinque concetti chiave (le cinque “P” dello sviluppo sostenibile):

  1. Persone: contrastare povertà ed esclusione sociale e promuovere salute e benessere per garantire le condizioni per lo sviluppo del capitale umano;
  2. Pianeta: garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, contrastando la perdita di biodiversità e tutelando i beni ambientali e colturali;
  3. Prosperità: affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, garantendo occupazione e formazione di qualità;
  4. Pace: promuovere una società non violenta ed inclusiva, senza forme di discriminazione. Contrastare l’illegalità;
  5. Partnership: intervenire nelle varie aree in maniera integrata.

Gli SDGs sono fortemente interconnessi. Poiché le tre dimensioni dello sviluppo (economica, ambientale e sociale) sono strettamente correlate tra loro, ciascun Obiettivo non può essere considerato in maniera indipendente ma deve essere perseguito sulla base di un approccio sistemico, che tenga in considerazione le reciproche interrelazioni e non si ripercuota con effetti negativi su altre sfere dello sviluppo. Solo la crescita integrata di tutte e tre le componenti consentirà il raggiungimento dello sviluppo sostenibile.

I 17 Goals fanno riferimento ad un insieme di questioni importanti che prendono in considerazione in maniera equilibrata le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – economica, sociale ed ecologica – e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l‘ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici, a costruire società pacifiche che rispettino i diritti umani.

Gli obiettivi fissati per lo sviluppo sostenibile hanno una valenza globale, riguardano e coinvolgono tutti i Paesi e le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell’informazione e cultura.

La continua evoluzione dell’impianto etico-valoriale nella società moderna e la sua crescente percezione da parte degli individui hanno reso la sostenibilità, con le sue componenti economiche, sociali e ambientali, una questione cruciale dei nostri tempi.

In questo contesto, si registra un crescente interesse nel proteggere e aggiungere valore anche al patrimonio culturale immateriale di Paesi e comunità.

Le Indicazioni Geografiche, e gli operatori economici che ne garantiscono l’esistenza, possono contribuire a questo obiettivo.

Ben prima che la società civile e i decisori politici interrogassero aziende e marchi sul loro impatto sul benessere dei dipendenti e delle comunità, nonché sulla conservazione culturale e ambientale, le IG erano sensibili a queste questioni.

Quando si pensa alla distribuzione equa del valore per tutti gli operatori rilevanti nella catena del valore, i prodotti IG hanno funzionato bene nel remunerare i produttori primari, che sono spesso penalizzati nelle dinamiche di negoziazione in primo luogo con il settore della vendita al dettaglio.

Poiché le IG incarnano caratteristiche naturali e umane specifiche delle rispettive aree di origine e non possono essere delocalizzate, viene prestata particolare attenzione per evitare il degrado del suolo e la conservazione della biodiversità.

Allo stesso modo, le IG hanno contribuito a preservare le tradizioni, la diversità delle identità culturali dei loro territori in tutto il mondo.

 

Negli ultimi anni si è proceduto ad una sistematica catalogazione di esempi e buone pratiche che dimostrano come le Indicazioni Geografiche perseguano un concetto evoluto di sostenibilità e, a questo proposito, anche la ricerca si è prodigata a dimostrare, con metodo scientifico, i molteplici benefici che i territori su cui insistono produzioni a IG ottengono nell’abbracciare modelli di sviluppo sostenibili sempre più ambiziosi.